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"Ad Aldo Moro | e a quanti | lottano da soli" è dedicata la nuova raccolta di liriche intitolata Il morso della ragione, del Poeta lucano Giovanni Di Lena. Stampata nel settembre scorso presso L'Aquilone La Bottega, edita da Edizioni Ermes di Potenza. Già la scelta del titolo dell'opera (dall'omonima lirica) e la dedica sono di forte suggestione e rimandano speditamente al sociale. Ed è proprio il sociale il terreno, tanto fertile, delle composizioni poetiche del Di Lena nativo di Marconia di Pisticci (Matera), ove opera. Il terreno, più propriamente: dei conflitti umani, in "Cecenia" e "Nel cielo di Israele"; delle contraddizioni; delle verità nascoste; della lotta di classe (con "abiti nuovi" nella odierna realtà post-industriale); degli "Ideali perduti"; di nuove povertà; dei conflitti armati ai vari angoli del Globo. E ancora, il Poeta richiama l'attenzione del Lettore su "La ricreazione non è finita": una commedia nella commedia dei pupari che tentano di animare i pupi. E quest'ultima una vera finezza lirica e concettuale: ne segue la denuncia della ricerca della verità, offuscata dai "pupari".

Uno sdegno, uno sconforto ed una forma di impotenza dell'animo umano di fronte a coloro che "Garanti del potere | speculano | sulla fame" e mordono la coscienza, la ragione. Ed è proprio questo "il morso della ragione?". Il Poeta Di Lena, alla sua terza Raccolta dopo Un giorno di libertà (Edizioni La Vallisa, 1989) e Non si schiara il cielo (Edizioni Lacaita, 1994), è fortemente duro nella lettura della realtà sociale e si chiede in modo implacabile "Resisterà il cuore | al morso della ragione?", nella omonima lirica.

Chiede troppo il Poeta? Forse, è molto severo con se stesso. Perché puro di cuore? Certamente sì. Di Lena ha la capacità, altresì, di abbandonare i momenti di scoramento, di profonda introspezione per illuminare il proprio percorso artistico rifugiandosi, ad esempio, in "Preghiera". Oppure, in "Via Taranto, 2", la sua abitazione di Marconia, ove "Nasce il giorno | col profumo silenzioso | del pane appena sfornato...". Oppure, incamminandosi "Verso un orizzonte malioso" (in "Panoramica"). O, ancora, interrogando il Signore; o, vivendo seducenti "Attimi" che lasciano percepire "Un bimbo che nasce | Un fiore che sboccia | Una stella che brilla". La malinconia e il senso di solitudine, che sono presenti nei vari componimenti, non vanno letti, intesi come l'espressione del perenne lamento dell'Uomo del Sud o della tipica rassegnazione lucana. Giovanni Di Lena rappresenta sì, l'Uomo del Meridione: un uomo, però, pregno di principi. E da attento lettore di "Ideali perduti" sbircia l'ombra del ricordo di Rocco Scotellaro (in "Tricarico"), mette in luce le nuove povertà odierne. Eppoi, crede vivamente nell'Amicizia e combatte per la Libertà contro la superbia (in "Conquista"), contro la meschinità dei mercanti della storia (in "Ad Aldo Moro").

Forse è troppo critico con se stesso, il Poeta: in "Dentro di me" si chiede se "...Non seguire l'andazzo | è stato il mio sbaglio | o – forse – il mio orgoglio".

Non è certo uno sbaglio! Così come non bisogna dimenticare che l'orgoglio, se da un lato è considerato un "grande peccato" dall'altro è, pur vero, sempre il "più piccolo" di tanti altri. E non sempre, come scrive Di Lena. "Il caro non si muove | col soffio alato dell'audacia (in "A mio fratello") proprio perché la denuncia reale e pulita delle liriche rende l'Autore davvero audace. E ciò non è poco. Non dimentichi che ("Natura"). Oltre i monti | si nascondono dei sentimenti | le virtù...

Recensione
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