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Dopo una parentesi dialettale (Scorcia ri limuni scamusciata) Filippo Giordano, mistrettese, ritorna alla poesia in lingua. Rispetto alle sillogi precedenti (Rami di scirocco, in particolare) nella nuova silloge aleggia il senso critico delle cose sostenuto da “eleganza, intensità e verità di vita” (Giorgio Bárberi Squarotti). Sebastiano Lo Iacono vi scorge una “novità” i cui indicatori tematici sono strettamente legati ad un’attenzione più marcata all’uomo e ai suoi rapporti con la Natura, con la Cultura e con la Storia. Per noi la forza della nuova poesia di Giordano risiede nel timore che ogni comportamento dell’uomo si risolva in ciò che appare in superficie. Occorre tener presente – vuol dirci il poeta – che viviamo in un’epoca in cui ogni momento, anche quello che appare il più omogeneo, è destinato a vacillare di fronte alla minaccia del non senso e dell’irrilevanza.

Recensione
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