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Ciò che la filosofia e la teologia dicono dell'uomo, del suo esistere, del suo scopo e della sua mèta, può essere importante per gli studiosi e le loro teorie. Ma ancora più importante è che ogni uomo porga l'orecchio a sé stesso, al silenzio e all'inquietudine che dimorano in lui, che attinga al tesoro delle sue esperienze e delle sue conoscenze.

I suoi giudizi potranno anche essere estremamente semplici, ma saranno sempre vitalmente trasparenti, pratici e convincenti, perché l'uomo è e rimane un instancabile ricercatore, un eterno viandante, felice e appagato soltanto quando scopre le tracce dell'inafferrabile Luce, del soffio della Parola eterna, della musica dell'incomparabile Bellezza.

Nelle settantatre poesie della raccolta Il soffio della parola eterna il poeta triestino Ivan Tavčar ha cercato di plasmare le sue conoscenze salmistiche, le sue riflessioni sul mondo, sull'uomo e su Dio, usufruendo dei suoni delle parole, dei segni delle raffigurazioni, dei variabili battiti dei ritmi.

Quando l'uomo, questo essere pensante, questo incessante ricercatore, questo eterno viandante, posto nel vortice della creazione, sprigiona il suo pensiero creativo, si unisce, con i suoi perenni balenii, con i suoi sogni e con i suoi desideri, al "Respiro dell'Essere Creatore". Lo Spirito Santo, questa eterna Presenza, dispensa a tutti la sua forza creatrice, svela la ragione dell'esistere, indica la via che conduce a Dio Creatore, eternamente invisibile, ma inequivocabilmente Onnipotente. e ci dice che la direttrice di questa via passa unicamente attraverso il nostro prossimo, attraverso i nostri fratelli. Dio continuamente viene e nasce, ma siamo noi che lo dobbiamo accettare "dopo la vigilia delle vuote parole, degli sbiaditi annunci, dei giorni confusi e intorpiditi". Egli ci è sempre vicino, ma si tiene a rispettosa distanza e in amoroso e vigile silenzio.

Dio nasce per coloro che lo attendono pieni di desiderio, che sono assetati di verità e di giustizia; Dio nasce per i poveri, per gli affamati, per i torturati, per i sofferenti. Invano lo possiamo cercare nelle "sfavillanti e immense cattedrali", nelle "altisonanti omelie", nelle "strade illuninate a festa", nelle "lucenti vetrine", nelle "cene luculliane".

La poesia di Tavčar lievita nell'ambito del lieto annunzio evangelico, dell'amore onnipotente di Dio, della speranza dell'uomo; viandante che cammina sulle orme dello spirito liberatore, inquieto cercatore del definitivo porto d'approdo, colmo di desiderio per l'inafferrabile e divina Bellezza. Nelle sue immagini poetiche l'autore esprime ciò che la Chiesa ci comunica nell'arco dell'anno liturgico, dove non esiste nulla di così misterioso, di così estraneo, di così incomprensibile, che non susciti un'eco nell'anima dell'uomo, nulla di così nascosto e lontano che il poeta non possa scoprire negli avvenimenti del giorno e della notte: nascita e morte, amore e odio, gioia e tristezza, armonia e dissonanza. Questa, come ogni vera poesia, è intessuta del vivere quotidiano; poesia e quotidianità che indissolubilmente si appartengono. Ma nel crepuscolo del suo vagabondare, l'uomo, ora più ora meno, distintamente percepisce il riflesso della Luce eterna, che mai si spegne e viene a mancare.

La poesia di Tavčar narra poi delle nostre raidici; apparteniamo al Dio dell'amore, ma contemporaneamnete anche al grembo della terra, che ci nutre di "particole d'eterno struggimento", che ci alimenta con il "ricordo della Parola perduta".

I temi e i motivi sono permeati con il dono della fede, con il messaggio evangelico, trasparenti nel registro della parola e delle sue associazioni: Dio, Gesù Cristo, Spirito Santo, Creatore, Maria, Natale, Nascita, Pasqua, Resurrezione, Redenzione, Chiesa, Tempio, Calvario, Croce, Aiuto di Dio, Inferno, Golgota, Preghiera, Fede, Eucarestia, Signore, Vangelo, Dio ha bisogno dell'uomo, Francesco è gioia incarnata, Infinita misericordia divina, Spiaggia dell'eternità ... Le poesie sono un riflesso specchiante delle beatitudini evangeliche e di tutto ciò che la Chiesa ci offre per suscitare e far lievitare la nostra fede, per educarci, per ammonirci, per consigliarci, per stimolarci, per implorarci.

Il soggetto lirico percepisce con profonda sensibilità gli impulsi della vita in tutta la loro varietà, intercetta e ascolta il silenzio che si espande nell'universo dell'anima, nella natura e negli avvenimenti, la musica armonizante dell'eterno, l'orchestrazione delle immutabili leggi naturali e morali.

Nella bellezza ricerca l'assoluto; ogni incoerenza e disarmonia gli vela questa visone e lo ostacola nel volo verso l'orizzonte infinito; tutto il bene e il bello lo inebria e gli dona la sensazione che solo in quei momenti egli veramente viva.

A dispetto del " grigio dimorare nel peccato ", egli si mette in salvo sulla zattera di una fede e di una speranza incrollabili, sulla quale giungerà " all'approdo dell'eterna spiaggia azzurra ", del " sole di misericordia ", della " luce della santità ".

Recensione
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