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La follia dei soldati in guerra
Cortina - Antonio Chiades
ha «raccontato» alla Conchiglia di piazza Venezia la follia dei soldati durante
la grande guerra del 15-18. Il volume edito da Canova, si chiama In attesa del
re.
In cosa consiste la «follia» delle storie radunate nel libro
«In attesa del re»?
«Ho recuperato le piste esistenziali dei soldati di cui ho scritto scavando
nelle cartelle cliniche degli ospedali psichiatrici: dunque si tratta di casi
catalogati come follia ufficiale, nel senso che venivano in un primo tempo
raccolti negli ospedaletti da campo a ridosso del fronte e poi smistati in
alcuni grandi centri di raccolta. La documentazione di quegli internamenti e
ricoveri è oggi conservata assai bene in alcuni archivi psichiatrici del tempo
di guerrra e lì sono andato a ricercare. Una straordinaria esperienza in seguito alla quale è nato questo libro».
Che cosa sta dietro alla
scelta del venticinque episodi?
«Se gli episodi narrati sono venticinque, almeno mille sono
quelli esaminati. I selezionati riguardano le storie che mi sono parse più
significative, anche dal punto di vista delle possibilità descrittive,
considerando che all'epoca i medici si fermavano all'aspetto prevalentemente
fisico o ai nessi ereditari di questi «folli». Indizi narrativi su cui potere
cucire insieme delle storie erano estremamente labili, poichè aveva tra le mani
solo frammenti. Ho cercato con pazienza e acuendo fino in fondo la sensibilità
di comporli per dare una certa descrittiva resa, ma anche una spiegazione a
questa pazzia che in fondo in molti casi pazzia non era, ma semplicemente
disagio molto profondo per essere stati strappati via a forza da un mondo
semplice, contadino e buttati in una mischia di cui non capivano la ragione».
Qual è stata la zona di ricerca?
«Un fronte molto ampio. Molti casi cominciavano sul Carso, altri sul Piave per confluire in ospedali delle
retrovie su cui ho fondato la mia indagine».
Perché il titolo?
«In attesa del re è il titolo di un episodio che riguarda un
fante napoletano che aveva avuto dei trascorsi con la giustizia ed aveva un
rapporto molto spontaneo con la moglie Maddalena. Il fante Diego era stato
mandato a fare la guerra in Carnia fra le montagne senza riconoscersi in questa
specialità avendo egli fatto il marinaio e ricordava che a Napoli aveva
trasbordato in una occasione il re in persona. Immaginava così di potersi
rivolgere al re per chiedergli di essere liberato da quella condizione che non
accettava. Un giorno, dicendo di conoscere il re, si era presentato nudo in un
bar di San Daniele del Friuli. Nudo perchè – questa è la motivazione
esistenziale che mi è sembrata di cogliere – ogni uomo va visto come è, nella
sua innocenza e completezza, slegato da sovrastrutture. Fu messo in manicomio,
e l'appassionata moglie scriveva lettere bellissime al direttore del manicomio
chiedendo di poter un giorno visitare Diego e salvarlo come già aveva più volte
fatto nelle chiassose strade di Napoli da altri problemi con la giustizia».
Quali sentimenti suscitano queste storie, oltre alla
comprensibile pietà?
«Pietà ma non commiserazione, credo che esista un
parallelismo con situazioni di disagio che possono anche 'esser legate dal
contesto bellico, nel senso che ho trattato di persone particolarmente fragili
sul piano emotivo, su quello delle basi affettive. La pietà si estende a tutte
le persone così fragili che ognuno può incontrare lungo il suo percorso
esistenziale in caso di conflitti che non necessariamente sono quelli della
guerra».
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Recensione |
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In attesa del re. Storie di follia durante la Grande guerra
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saggistica
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| Autori |
| • | Antonio Chiades |
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Edizione:
Edizioni Canova
Treviso 1992 |
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| II ed. - pp. 84 |
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| Recensione a cura di |
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Pubblicata su:
La Gazzetta delle Dolomiti nr.8/1992
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