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Arriva in libreria, con oltre mezzo secólo di ritardo, una nuova, diversa testimonianza sulla guerra 15-18 che ebbe per scenario anche il Veneto. E' una testimonianza che si trasforma subito in elegia di pace, quindi in un contributo apprezzabile per favorire la distensione in un mondo diviso e inquieto. E' stato dato alle stampe, per i caratteri Canova di Treviso, un volume di Antonio Chiades recante il titolo In arresa del re. Ma poteva anche essere battezzato per "l'onore e per la gloria", tanto il significato del messaggio appare trasparente volendosi stigmatizzare la vacuità di un certo militarismo ricco soltanto dì termini roboanti. Non è stato sempre insegnato che morire per la patria è bello?

Sono storie di follia, avvenute su questo fronte nel primo conflitto mondiale. Tolgono all'evento la retorica che la cultura del regime aveva sempre inteso conferirgli, e che perdura, nel sollievo degli scampati. Or non è molto, è stata messa in circolazione una ponderosa bibliografia sulla ritirata di Caporetto, sulle fucilazioni che seguirono per garantire la resistenza sulla linea del Piave. Ma non ha fatto scalpore, tranne per la constatazione che nell'opera mancano alcuni bollettini, quelli appunto che avrebbero potuto chiarire come e perché Pietro Badoglio, poi diventato maresciallo d'Italia, avesse disposto male le artiglierie altrimeni utili per contrastare l'avanzata austriaca. Adesso, è merito di Chiades e l'effetto sarà senza dubbio maggiore poiché incentra la sua attenzione sull'uomo e non sulle strategie di battaglia avere frugato in polverosi archivi ospitalieri riuscendo, attraverso il recupero di documenti originali, a mettere insieme venticinque vicende umane, in chiave squisitamente narrativa, ma assolutamente aderenti alle cause ed agli effetti in base ai quali un fantaccino (diciamo pure i nostri padri e nonni), in mezzo agli shrapnels, alle fucilate, ai gas, al fiato della morte che allitava intorno, poteva benissimo non finire in una fossa comune, oppure dilaniato dalle schegge in qualche fondo di corsia, ma ritrovarsi legato su qualche lettino di contenzione.

Nessun sentimentalismo, ma approfondimenti psicologici e antropoligici nella ricerca che, nella sua crudità, lascia senza respiro. Ed è come conoscere a fondo, nella loro intima tragedia, i personaggi che affollano (reclute del Meridione e del Settentrione) le pagine. C'è tra le altre l'esperienza di Carlo, anni 23, da Roma. Al manicomio chiedono proprio a lui se ha avuto qualche matto tra i parenti. Ma Carlo ha avuto soltanto una visione allucinante che gli ha tolto il senno. Eccola. "I bersaglieri hanno piume sul cappello – scrive l'autore – e acciaio al posto del cuore. Sono vento, galoppo e fantasia. Carlo no. A far fremere le piume sono capaci tutti. Troppo facile. Anche perché quando si frantumano le granate sul Col di Lana non serve andarsene di corsa per il campo di battaglia. Cadono dove vogliono, le granate, e la paura diventa inutile. Un carattere maturo fa un bilancio e aspetta. Invece erano stati visti due porta-feriti raccogliere un bersagliere aggrumato, Carlo dagli occhi dilatati. E mentre il boato del cannone scuoteva gli eroi, Carlo si accucciava strappandosi i peli delle gambe, zic-zac, pallore e tremiti. Inevitabile il manicomio."

Come non comprendere anche Ireneo, altro protagonista in attesa del re o del generale che gli dicesse:"Bravo, bravo", dandogli un buffetto sulla guancia? "Splendida la vita a vent'anni – dice ancora Chiades prendendo appunti dalla cartella clinica di questo soldatino, – e brutta soltanto la guerra. Lui poteva garantirlo, era stato sul Montello e sul Grappa. Ma tremenda la lotta si era accanita sul Piave: attorno uomini con le giubbe rigide nella notte, il viso più bianco della polvere. Dopo mesi così, Ireneo in licenza meravigliosa, al paese, dove passavano le ragazze dal viso di papavero e fiamma. Breve, troppo breve. Meglio morire che tornare tra i morti. Nella mente di Ireneo, tornato in trincea, era esploso il rifiuto. Nulla da spiegare, uno solo il dilemma: matto o fannullone? All'ospedale psichiatrico era stato analizzato a fondo: di misera costituzione fisica, orecchie notevolmente deformi e male impiantate, resterebbe a lungo a letto e per farlo camminare bisogna accompagnarlo e spingerlo. Cammina pesantemente e a piccoli passi. Parla a monosillabi."

Dove sono questi fantasmi, risparmiati ai cimiteri-ossario di Redipuglia o dell'alto Piave? Vi sono tanti modi per parlare, per inneggiare alla pace in un'epoca greve di ordigni missilistici, di minacce, di eventuali pronte ritorsioni. Se c'è un libro che fa riflettere su questo tema, in una pubblicistica abbastanza carente al riguardo, ora è a portata di mano. In allegato troviamo alcuni fogli che corredano le cartelle cliniche. Sono stati cancellati cognomi e rispettivo domicilio. Dopo tanti anni, una pietà mai sopita per chi è costretto a subire una violenza.

Recensione
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