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Non è azzardato ritenere che fra le migliaia di poeti operanti più o meno pubblicamente, almeno la metà soffra di sindrome del romanzo. Avviene spesso infatti di sentire un poeta dichiarare: «Sto lavorando alla narrativa» oppure «Ho quasi pronto un romanzo» o addirittura «Ho in progetto un romanzo che farà scalpore». Ma poi il progetto, chissà perché, viene accantonato, forse per ragioni di tempo, o di atteggiamento mentale, o più probabilmente poiché la vena poetica urge e non lascia spazio ad altri mezzi espressivi.

Non è questo il caso di Veniero Scarselli, il quale ha risolto il dilemma facendo delle due espressioni una, e presentando Isole e vele, un romanzo lirico. Ma era poi un dilemma? È lecito pensare, basandoci sulla fluidità del verso e sulla scorrevolezza del racconto, che per Scarselli l'unione di poesia e narrativa sia un fatto naturale. Naturale come lo era alle origini, nei poemi epici prima e cavallereschi poi.

Alle soglie del duemila, è ovvio che non possiamo aspettarci da questo romanzo né dei né eroi, e neppure un incrociare di spade, né, tantomeno, prosodie classiche. Tuttavia un elemento in comune con i progenitori si può trovare, ed è il mare: traversate, tempeste, naufraghi, il «lungo viaggio temerario», la fine «predestinata».

Sia interpretando il viaggio in controluce attraverso il velo della metafora, sia accettandolo in semplicità per quello che offre la lettera, si resta presi dalla storia narrata, e poco importa se quella specie di vascello fantasma che appare all'inizio sia un vero natante o l'immagine della vita. Su quel natante il lettore viene imbarcato, e scoprirà un'«isola maledetta» dove «non cresce animale | né arbusto né erba»; troverà solitudine, squallore, rimpianto. Ma navigherà anche tra i ricordi, in un lungo flashback dove per contrasto appaiono alberi, uccelli, terra ricoperta di foglie e, soprattutto, l'altro da sé, la presenza, l'amore vissuto nella memoria con l'esaltazione dei momenti più intensi e l'angoscia della successiva solitudine.

Naturalmente il poeta gioca con le immagini, e sarà interessante scoprire quello che c'è alla fonte delle ombre proiettate nella caverna di Platone. Ad esempio, non ci si può accontentare di pensare a una donna quando leggiamo del «folle desiderio | d'essere calpestata | e frustata e umiliata | e posseduta [...] da un'orgia di uomini». E il discorso diventa ancora più chiaro con «sei superba regina | mai sazia di sudditi | e ti servi instancabile | di rozzi schiavi di esseri inferiori». Non è davvero difficile individuare il soggetto di questa composizione che conclude accennando a una bellezza «che talvolta a me solo offri | tuo fido ministro...». Il senso del sacro, del resto, percorre tutto il volume e non può sfuggire nemmeno al lettore più superficiale.

Ogni testo reca un titolo, forse per sottolineare la prevalenza della chiave lirica su quella narrativa, e infatti – diversamente dal romanzo in prosa – le pagine di questo volume, pur formando un unicum, hanno ciascuna la propria autonomia,{suffragata appunto dal titolo.

Non conoscendo personalmente Veniero Scarselli abbiamo consultato il risvolto di copertina venendo così a sapere che è biologo, ricercatore, docente, appassionato di musica, e che da qualche anno si è ritirato – beato lui – a vivere in campagna. Contrariamente all'opinione del prefatore, non ci sembra che l'attività scientifica influisca in modo determinante sulla creatività poetica di Scarselli, se non per quanto riguarda il rigore delle scelte, la precisione del linguaggio per cui la parola è quella e solo quella, e per il fatto che la scienza in se stessa «è» poesia. D'accordo invece sull'influenza che l'Autore ha ricevuto da un altro suo interesse, un interesse da amateur (ma si sa che spesso sono i più forti) e cioè la musica. Si riscontra nel ritmo sul quale è impostato Isole e vele: versi liberi ma sottoposti a leggi stabilite dal poeta e appunto per questo inderogabili; si avverte in quella sorta di melodia che fa scorrere agilmente il verso sfruttando le varie sonorità delle vocali; si vede nella costruzione formale dell'opera (pur non divisa in tempi ma potrebbe esserlo) che ricorda la forma-sonata, con il primo e il secondo tema, lo sviluppo, la ripresa. Ultimo richiamo alla musica, il finale con l'oasi di Abu Hassan raccordata all'inizio con un procedimento che in linguaggio musicale si chiamerebbe risoluzione sulla tonica.

Un'opera godibile, questa Isole e vele, opera prima di un poeta non giovane. Ricordando famosi precedenti, da Daniel DeFoe e Gesualdo Bufalino, auguriamo a Veniero Scarselli che la prima pubblicazione in età matura sia, come per loro, una nuova nascita. L'inizio di un successo.

Recensione
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