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Lavorare in una casa editrice, soprattutto nel settore redazione, ha sempre dato una certa qual etichetta di intellettuale al servizio della cultura, di nobile spirito dedicato a una attività ardua e raffinata a un tempo. Sono luoghi comuni, questi, tutt'oggi accolti e spesso confermati da atteggiamenti e comportamenti. Ma molti fattori. prime fra tutti le polemiche sui premi letterari. hanno già tolto al mito gran parte del suo fascino. Ora viene questo romanzo di Laurana Berra a dare il suo colpo d'ascia: l'azienda editoriale non solo ubbidisce, come è ovvio, a leggi economiche e perciò affronta il pubblico come meglio le torna conto (e spesso è difficilissimo conciliare questo con l'azione culturale); ma è, come le altre, un'azienda a cui non sono estranei paternalismi, invidie, trabocchetti, manchevolezze di ogni genere; con un sovrappiù di spreco di intelligenze ed energie che, legate come sono mani e piedi alla macchina burocratica, finiscono per essere definitivamente asservite a valori non gran che nobili e in verità comuni a qualsiasi campo di attività. La grande famiglia è quindi un romanzo coraggioso (anche se meno del suo editore!), ma allegro, scanzonato, senza veli e doppi sensi. E' una esemplificazione nuova dell'oggetto su cui è focalizzata l'attenzione (l'editoria), ma già impiegata da altri scrittori come Testori, Ottieri, Parise, ugualmente affascinati dai problemi del moderno mondo industriale. L'intelligenza, che è viva, dell'autrice, evita le forzature ideologiche, e rende perciò questo libro accettabile, e gradevole nei suoi confini e nella sua compiutezza illustrativa.

Recensione
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