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Fra poesia e pittura

In un'epoca, con un consumismo deteriore ed «il silenzio di Dio» anche fra le pieghe grezze della vita quotidiana della Lucania postscotellariana, Michele Martinelli, nato a Valenzano (Bari) nel 1940 insegna ed opera a Matera dagli anni Sessanta, ritorna a scrivere poesie.

L'ultimo volumetto, dopo Lucania ed Ai confini della Lucania ed oltre, è intitolata proprio La mia fede: un vademecum snello ed illuminante, segno sanguigno del suo credo profondo e testimonianza per il pellegrino, del 2000.

Certamente fra i vicoli ed i terrazzi delle case di tufo al di sopra dell'orrido dantesco della Gravina materana, non pulsa più l'atmosfera rurale e laboriosa delle contadine e degli artigiani bruni d'allora, eppure – scrive il poeta – oltre al passato mitologico non c'è (nemmeno ndr) futuro, i giorni passati a mietere il grano ed a pascolare gli armenti, il presente arde come grumi di foglie sotto un cielo stellato.

Ma è possibile indovinare le atmosfere arcaiche e piene di stenti nell'angoscia della fame del secondo dopoguerra, grazie a Martinelli che, a bordo di un'ideale time-machine, ci conduce ad annusare «le caverne sono calde ancora di presenze umane, mentre lontano risuonano gli echi del presepe barisano e le cose amate sono miraggi, lo sguardo commosso ed illanguidito non va oltre la cresta dei conosciuti calanchi di Stigliano e lo sterile e metafisico tavolato delle Murge».

Martinelli che insegna discipline pittoriche presso il liceo artistico di Matera, ci ripaga della nostra curiosità di leggere nuovi materiali e messaggi di solidarietà interculturale, con questa sua fresca opera che, non deve mancare nella biblioteca dei lettori di «Basilicata Sette». Augurissinni all'autore e grazie per queste testimonianze che avvincono ed illuminano i sentieri talvolta grigi della quotidianità di provincia.

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