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La tematica che Guido Romeo Pagliarino aveva delineato bel suo precedente volume di poesie Per amore della città aperta, in questo secondo volume La speranza possibile riappare in un connotato che non è soltanto quello di una poesia-denuncia, ma di un vero e proprio «rappel a l'ordre» che l'autore, senza ammettere indugi, attesta al limite di quel nichilismo in cui «...Né quadrato né cerchio | ma il vuoto l'ansia il nulla...» starebbero a rappresentare punti di irreversibilità se posti al di fuori di quella speranza possibile malgrado tutto.

In ciò la poetica complessiva della silloge consolida il punto di vista dell'autore, conformando anche per sé quel sostrato dibattimentale, diciamo pure polemico, che già le conoscevamo, apparendo rafforzata da una ossatura che tratti di scansione è vieppiù aderente al divenire dell'immagine, sempre in bien d'aplomb e addirittura sempre più efficace, sì da costituire interessanti novità in cui sono parimenti coinvolti temi e stile.

Pagliarino procede, come sempre, da una reale coscienza di vita e sviluppa la sua indagine poetica da un retroterra che individua sani principi di schietta umanità, nutriti a dimensione umanistica, il cui abbrivio riecheggia in ogni occasione ispiratrice e dimostra una sua particolare aderenza al mondo d'oggi, perfno a ciò che è cronaca palese, e al tempo stesso rivive nell'evocazione costituendo il dato nostalgico, la nota amara e insieme la volontà stessa di un possibile riscatto, il cui riferimento è si può dire una delle costanti ampliative della piattaforma poetica valida anche e soprattutto laddove Pagliarino si fa ironico e saetta e stigmatizza ma sempre senz'altra direttrice che derimere.

Con Michelangelo Galli, che ha curato la prefazione, ci sentiamo perciò di ribadire il nostro suesposto pensiero sulla poesia di Guido Romeo Pagliarino citando Tolstoi quando osservava che «...per quanto gli uomini... si sforzino a sciupare la terra... la primavera è sempre primavera...» e dello stesso Pagliarino ci piace "La nube" che così canta: «La nube nera che ci copre il sole | non è più grande dell'immane fuoco | e si starà nella sua pioggia e grandine. | Ma quest'oggi è più forte che il dio».

Recensione
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