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"Nel suo lavoro l'autrice, alla ricerca fondante di un nuovo sincretismo – che non è solo culturale, ma anche fantastico – sì presenta al lettore con significative innovazioni ed invenzioni, senza però venir meno alla propria cifra poetica ed immaginativa, anzi, volgendola a nuove e più ardite sperimentazioni", scrive il critico Sandro Allegrini nel saggio di prossima uscita Sincretismo e visionarietà nell'Alessandria di M.G. Lenisa. In nome di questo atteggiamento imprevedibilmente inventivo, si apre la raccolta, che si pone a metà strada tra Le Mille e una notte e un rutilante Videogioco. Alessandria, infatti, finisce col perdere i propri connotati storici, per farsi "luogo dell'anima", al di là di ogni limite spazio-temporale, assurgendo a valore di simbolo universale. Il primo fine dell'Autrice è quello di "bandire l'ovvietà", ben sapendo che questa scelta potrà costare qualche dissenso: "Fischiano | gli dèi al mio gioco di verso, penso ciò che penso | fuori norma. Al bando ('ovvio..."(Lieve come un sugaro). E qui c'é la provocatrice, che impronta il proprio poetare al divergente, avendo in uggia l'ovvietà, evitando le trappole dello scontato: il suo è un gioco "di verso", ma anche, e consapevolmente, "diverso". La composizione d'apertura (Una parete di vetro divide dalla città di Alessandria) ci permette l'ingresso nella folle città, tramite un espediente per cui l'Artista si presenta come un cyborg, un androide, un tecnologico telecomando umano. Basta premerne l'ombelico, perché si rompa un metaforico imene, si spezzi il diaframma costituito da una "parete di vetro" e la luna, come un megaschermo, produca immagini stupefacenti, offrendo allo sconcertato lettore un viaggio senza limiti nella realtà virtuale. L'ombelico d'oro del cyborg Lenisa è, allusivamente, la presa di contatto con la preziosa forza vitale della poesia che, se sollecitata, ci ricorda l'intenso legame esistente tra la realtà fenomenica e la sua trasfigurazione fantastica, il richiamo contrastato tra l'aridità del materiale e il vitale nutrimento dello spirito. L'ombelico è pertanto il fulcro delle nostre segrete risorse, l'accesso alle potenzialità misteriose della fantasia. "Non ho difficoltà ad affermare – scrive l'amico Sandro Allegrini – che giudico la Ragazza di Arthur (questo lo pseudonimo letterarìo/alter ego assunto dalla Lenisa, che si è inventata un amore con Rimbaud) come la massima poetessa erotica italiana, intendendo il termine nel suo significato etimologico, che rimanda insieme all'amore sacro e a quello profano, visto anche come esaltazione della vita e desiderio di perpetuazione, in una prospettiva mistica, che comporta un totale dono di sé". "Come è spesso riscontrabile nella sua opera – precisa il critico perugino – il sesso in Lenisa è pulsione metafisica, forza istintuale intimamente elaborata, gioiosa energia vitale, che si traduce in ribellione alle convenzioni e alla morte, divenendo quindi autentico valore, non elemento consumistico e mortificante". Tutte le immagini, vere o virtuali, gli angeli, gli uomini, i versi e gli uccelli, il variopinto mondo alessandrino, ad un certo punto scompaiono (Addio Alessandria) per effetto di un'eruzione, in un affascinante caleidoscopio di forme e di colori, con la stessa misteriosa magia che li aveva miracolosamente generati e che aveva arpionato il cuore e l'intelligenza del lettore. Forse è il sogno che finisce: "Appollaiata la città è inghiottita, scoppia in lapilli, | all'intorno fa luce". Solo "le stelle dei poeti in alto brillano, coronano la notte", e si stagliano sull'universo, eterne e incorruttibili. Forse, come dice Freud, "Il sogno è Il tentato appagamento di un desiderio" e il desiderio di Maria Grazia Lenisa è quello di vivere in un mondo fatto di poesia e di sfrenata immaginazione, di gioioso e maturo erotismo, di amore prezioso, di autentica e generosa amicizia. Un mondo in cui non ci sia spazio per le lacrime, se non per quelle desiderate. |
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