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E’ davvero un grande piacere oltre che un onore poter parlare in anteprima della nuova raccolta di poesie del lucano Giovanni Di Lena. Il poeta pisticcese a breve renderà pubblico la sua nuova fatica Non solo un grido.

I versi di questa ultima creatura, nonostante siano “divisi” da due sezioni che sono utili a raccontare o meglio a narrare delle vita e della poetica di Di Lena, si incontrano in un unico sentimento passionario. La passione di Giovanni Di Lena è intrisa di occhi maturi ed emozionati, sempre pronti a toccare le cose della terra, del mondo. Una passione che vale quanto un senso di calma disperazione che tinge ogni attimo poetico di questo bravo poeta. Siamo di fronte a quella passione, che comunque e dovunque, ha permesso di scrivere versi, di fare poesia per trent’anni; e di certo non è che una tappa questa.

Il volume uscirà ufficialmente, appunto, nel 2007, ad affermare di una esperienza cominciata nel ’77. Fra le opere di Di Lena, ricordiamo, per esempio, le più recenti Coraggio e debolezza e Il morso della ragione. Questa nuova proposta artistica di Giovanni Di Lena segue una linea retta, un dire fortificato dal tempo ma senz’altro per nulla mortificato dallo scorrere dello stesso. La postfazione al volume è firmata da Daniele Giancane. Mentre, in sede di introduzione è compito dell’attentissimo e meticoloso quanto bravo Raffaele Pinto di introdurre alla lettura di poesie intrise d’umanità. Perché siamo davanti a pezzi di lavoro e non lavoro, di sofferenze prese dalla Valle del Basento e fatte attraversare dall’illusione e della malvagità della presa morte apparente.

Fette di territorio si respirano con questi versi, coi versi di un autore che dice di pubblico e privato, a volte (sempre) usando e privilegiando un tono dedito totalmente alla riflessione disillusa ma arrabbiata. Il poetare semplice è il centro dell’azione di versi che sanno evocare il suolo della Basilicata e delle altre fette del Pianeta Terra vessate dall’ingordigia dello sfruttamento, in questa dimensione terrestre e celeste il poeta riesce a farsi incantare nonostante il prevalere di un canto contropotere ed esperto.

Temi forti di Di Lena sono quel lavoro da operaio svolto in un passato sempre presente, il viso della madre e il ricordo di un padre scomparso. Dove la retorica maggiormente si allontana dalle parole la compostezza e il garbo divengono gentile dono simbolico di cui il lettore può godere. Simbolico e tangibile, è da aggiungere. In certi momenti di un percorso ultimo, quello appunto che si legge in Non solo un grido, che non appare sempre omogeneo in verità, bastano un paio di versi per capire a che punto di maturazione è giunto il poeta pisticcese.

Una chiusa è emblematica dello stile di questo poeta, quella proprio di Maturità: “Quando il sole tarda a sorgere | il mio cuore non è felice”. In un altro frangente, si può sentire la certezza che “Lavoreremo in nero | usati e gettati all’occorrenza | come stracci da piedi”. Altro verso magnifico appare questo: “Siamo così fieri della nostra educazione | che per strada | spesso | salutiamo i muri”. Queste ultime porzioni di testo sanno comunque di un amicizia che oggi c’è, ma che va veloce come un treno.

L’amicizia pure, allora. Un altro aspetto indagato dai versi di Di Lena, cosa questa vuol dire nei nostri giorni. Oltre a tutta la sua Basilicata.

Recensione
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