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"I morti parlano e io registro tutto"

A volte basta poco, basta un soffio, per cambiare la vita di una donna. Basta lasciare un registratore sul balcone, una sera, e mettersi ad ascoltare il nastro. Perché tra i suoni della città e i rumori del traffico, tra i clacson dei taxi e le sirene della polizia, quella sera Elsa Emmy riconobbe una voce inconfondibile, quella di sua madre, che sussurrava dolce: «Sono di là». E così, lei che era una delle femministe storiche di Catania, lei che firmava i manifesti divorzisti, lei che organizzava i collettivi di autocoscienza, lei che era diventata la scenografa del Teatro Massimo «Bellini», lei che aveva salito i gradini del sindacato artisti fino a diventare dirigente nazionale della Cgil, lei che da più di 40 anni non metteva piede in una chiesa, è diventata la donna che ogni giorno parla con l'Aldilà. E non con la palla di vetro o il tavolino che balla: con un registratore a cassette. E' tutto su nastro, per chi vuole e sa ascoltare le voci del Paradiso.

E' una storia insolita, quella di Elsa, una storia trasversale che parte dalla passione politica e dal femminismo e finisce nell'intimo più profondo e nel paranormale, una storia che forse muoverebbe solo il sorriso degli scettici se lei non avesse portato in pubblico, davanti alle telecamere di «Teletna», le registrazioni dei suoi colloqui con gli spiriti amici, scatenando subito una pioggia di telefonate (e una grandinata dl richieste di appuntamento).

Lei la racconta serenamente, sul divano della sua casa piena di bei mobili antichi, ma mette subito le mani avanti: «Non sono una medium, una sensitiva o una veggente». E' una donna elegante, dai i modi raffinati, che riesce a essere autoironica anche quando racconta la sua storia. Sulle gambe, tiene il minuscolo registratore col quale tre o quattro volte al giorno registra i suoi colloqui con Aldilà. Sulle pareti del soggiorno, i suoi dipinti a olio ricordano il suo passato di donna di trincea. «Sì, per 15 anni sono stata una delle femministe più attive, a Catania. Ero sempre in testa ai cortei. Ero in un collettivo di cui facevano parte donne che poi sono state ministre, deputate, scrittrici. Avevo la tesseriadel Pci, fino alla caduta del Muro. E poi il sindacato, le associazioni, i circoli: ero arrivata ad avere 13 cariche contemporaneamente. Poi un giorno mi resi conto che non credevo più in niente: capii che ognuno pensava al particulare, che gli ideali si erano persi per strada. Allora mi dimisi da tutto, e mi tuffai nel mio lavoro di scenografa».

Dieci anni fa, la morte della madre tracciò un solco invisibile e profondo nella sua vita. Elsa capì che le grandi passioni possono essere collettive, ma il dolore più grande si sconta sempre da soli. Passarono quattro anni, finché una sera lei sentì in tv che qualcuno, con un registratore, si era messo in contattocon l'Aldilà. «Volli provare. Misi un registratore in balcone e ce lo tenni per un paio d'ore. Mi sentivo un po' ridicola, lo confesso. Poi ascoltai quello che era rimasto inciso sul nastro, e rimasti di sale. Erano rumori di traffico. Però a un certo punto, durante una pausa di silenzio, si sentiva una voce che diceva: "Sono di là". Ed era la voce di mia madre: non potevo sbagliarmi. Non ebbi il coraggio di parlarne con mio marito, agnostico più di me, ma andai da un esperto di paranormale. Non gli dissi nulla, gli chiesi di ascoltare il nastro e basta. Lui lo fece, e alla fine mi disse: "Si sente una voce che dice: sono di là". Allora non sono pazza, mi dissi..

Da quel giorno, Elsa Emniy ha comprato microfoni giapponesi sempre più sofisticati, ha trovato gli angoli della casa dove non arrivano i clacson della strada e ha cominciato un dialogo con lo spirito della madre, «un dialogo che non è mai finito e che spero non finisca mai». Cosa le dice, quello spirito, cosa registrano le micro-cassette dei registratori giapponesi? Lei racconta di un viaggio cominciato dal buio dell'Inferno e arrivato fino alla pace del Paradiso, ma ha annotato nei suoi taccuini anche frasi quotidiane come «dammi il plaid», «è ora di mangiare» o «sono in cucina». Non c'è solo la voce della madre. nelle sue registrazioni, anche se lei è la sua guida. «Una volta mi ha fatto parlare con padre Pio. E' arrivato e ha detto: Sono Pio, bambina mia". Un'altra volta mi ha fatto sentire la voce della Madonna, un suono celestiale. E naturalmente le voci di altri spiriti, di altre anime del Paradiso. O dello Stato, come lo chiamano loro».

Sarebbe rimasta una storia privata, il segreto magico di una femminista pentita, se un giorno Elsa Emmy non avesse rotto l'incantesimo raccontando la sua vicenda in un libro, e poi in tv. Da quel giorno le scrivono, le telefonano, la fermano. «Vogliono avere notizie di una sorella o di un figlio, e allora faccio quello che posso. Ma qualcuno vuol sapere chi ha rubato la collana di perle e quali numeri usciranno al Superenalottol E a questi, mi dispiace, ma dico sempre di no. Non sono la maga Elsa».

Recensione
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