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Presentato a Treviso, in data 7/3/2008, Sala Marton della Provincia, l'ultimo libro di poesie di Emilio Gallina, Questo Resto di Giorno. Emilio Gallina, poeta trevigiano, non ha bisogno di presentazioni. E questa mia artigianale penna di antico bancario, abituato alle leggi dei numeri, potrebbe non rendergli il giusto onore che merita. Mi legittimo nell'impresa sapendo che nel cuore di ogni persona dorme tranquilla da sempre, mai disturbata, la poesia dei sentimenti, del bello, delle emozioni, dell'amore, dei rimpianti. Nel più grezzo degli uomini come nel più raffinato degli intellettuali. Con questo suo libro Emilio Gallina desta, con dolcezza e mano leggera, sussurrando dolci parole, il nostro essere tutti poeti in lingua anziché in quella forma dialettale che ha contraddistinto la sua precedente silloge.

Esprimendo sentimenti noti e universali, che appartengono all'essenza stessa del sentire morale dell'uomo fin dalle sue origini. Il rimpianto per la giovinezza ormai andata. I ricordi della cara Madre che presto incontrerà. La natura perduta e oggi violentata. Il simbolismo della Madre Terra che parla a tutti. Queste le tematiche della poesia di Gallina, che in tutti noi suscitano invidia. Perché lui ha detto, scritto e anticipato tutto quello che anche noi pensiamo. Ma che non abbiamo il coraggio di dire o il talento per scrivere.

Timorosi di passare per romantici sognatori che una razionale e fredda società emargina ai propri sgraditi confini. Emilio poeta lo è. Visceralmente. Al punto che ai propri settanta anni dedica i versi che riassumono tutta una vita, trovandoseli con naturalezza tra le mani. Inebriandosi di ricordi. E dallo specchio, simbolo dell'impossibile desiderio di tornare indietro nel tempo, strizza loro l'occhiolino. Quale migliore modo per ringraziare Dio, o la Natura, o un benevolo Fato per tanti attimi di vita seppur fuggenti, comunque ricevuti?

Questo io credo possa essere l'insegnamento di Emilio Gallina. Far emergere senza vergogna il poeta che è in noi. Il fanciullino che già Giovanni Pascoli ci aveva abituato a incontrare fin dai banchi della prima scuola. In questo Resto del giorno Gallina esprime versi spontanei, non criptici, di facile presa e interpretazione. E in un momento come l'attuale, dove l'ermetismo e il simbolismo continuano a dominare la poesia, parole di immediata presa non possono che essere accolte con entusiasmo.

Certo, il trittico in lingua dialettale di Emilio Gallina, Campane par do, A Me tera a me zente, Scondicuco, restano una pietra miliare di quella grande poetica che si esprime con la lingua dei nostri nonni. Dialetto che però rischia l'offesa del tempo. Gallina ci offre oggi i suoi versi in italiano, ma rimarrà sempre vestale di un tempo che rischia di sbiadire, specie con le nuove generazioni. Il Poeta non deve essere lasciato solo.

Recensione
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