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Chi non si è consentito, più o meno consciamente, sia pure una sola volta e per qualche attimo, il viaggio mentale di vivere in un'altra epoca? A Pietro Paolo Dallari, studioso sassolese, ciò è capitato più ampiamente che ad altri. Complice il quotidiano esercizio condotto nell'ambito del Centro Studi e Ricerche Eutèrpe, che egli ha fondato nel 1980, con lo scopo di approfondire lo studio delle forme poetiche dal medioevo ad oggi, il passaggio dallo studio oggettivo al coinvolgimento profondo è stato quanto mai naturale. E ciò è accaduto in modo specialissimo con questa stagione della poesia francese che nei secoli Xl e Xll vide affermarsi un tipo di componimento di straordinaria grazia e musicalità: il rondel o rondet (da non confondere con il più tardo rondeau, di diversa struttura versificatoria). Nello stringato, chiarissimo saggio che conclude questo volume, ma ne è componente essenziale la cui lettura merita di essere premessa nella stessa considerazione dell'opera poetica, la storia del rondello è ripercorsa nelle sue alterne vicende lungo il corso dei secoli, sin dagli albori, a proposito dei quali occorre però subito precisare che questo antico lirismo francese, ben lungi dall'essere formato da una "poesia lirica" (poésie lyrique) vera e propria, era invece costituito da modestissime "canzoni", (chansons), valide per le più disparate occasioni della vita, quali nozze, festeggiamenti, ricorrenze, celebrazioni, ecc., la cui peculiare caratteristica poteva essere ravvisata nella loro straordinaria capacità di corrispondere ai più radicati ed intensi sentimenti di carattere popolare... Non sono, però, tutte le canzoni dell'antico lirismo francese quelle su cui può appuntarsi la nostra attenzione; essa deve vertere bensì su quelle, quasi sempre di natura amorosa che oltre al canto, venivano associate anche alle "danze in tondo" (danses en ronde), fra le quali la forma primigenia e più antica era sicuramente la "danza di carola" (lance de carole).

A questo punto il discorso si allarga alle altre testimonianze di canzoni o danze con ritornello, giocati da voce solista e coro: ritroviamo il "Guillaume de Dòle" attribuito a Jean Renart (Xlll sec.) e il "Manuscrit de la Vallière" con i rondelli di Adam de la Ilalle (XIII); le composizioni di Eustache Deschamps e della poetessa di origine italiana Christine de Pizan che ne attestano la fortuna (XIV) e nel Cinquecento, Charles d'Orleans e Clément Mauot, cui il fastidio di finire un paio di volte in galera, accusato da donne gelose di aver mangiato lardo in quaresima, non impedì di scrivere il delizioso, celebre rondeau "Au bon vieux temps" e quel "De sa grande amie" in cui le movenze del ritmo e del ritornello (dedans Paris), anticipano la verve della musica leggera francese del nostro secolo. Spetterà poi a Théodore de Banville (1823-1891), cui è dedicato il volume di Pietro Paolo Dallari, il compito di rilanciare a nuovi fasti il rondello, dopo un lungo periodo di oblio, con contributi storico-critici pertinenti (nel suo Petit traité de poésie française) e con composizioni di straordinaria grazia e attrattiva poetica: una produzione che il grande critico letterario Jules Lemaitre giudica ricca di veri e propri bijoux poetiques, così come noi possiamo considerare un delizioso cammeo il volume che presentiamo.

Contagiato dalla materia trattata, come uno scienziato dai suoi esperimenti, e incitato dal fatto che il rondello è una forma di poesia quasi del tutto sconosciuta nella pur vasta produzione poetica italiana, Pietro Paolo Dallari ha rotto ulteriori indugi e, quasi salito a bordo di una ideale macchina del tempo, avendo trovato proprio nella forma del rondello una modalità espressiva congeniale alla sua autentica vena poetica, ha saputo reinventarsi un vocabolario d'antan e una tavolozza tematica adeguata, senza nemmeno ricorrere, come forse avrebbe potuto fare, all'espediente del manoscritto ritrovato di manzoniana e non solo manzoniana memoria. Ci offre così in questo volume il frutto di questa sua curiosa avventura: sono ventisette rondelli nei quali, al di là delle movenze obbligate dalla forma poetica prescelta, affiorano anche contenuti e umori del nostro tempo. Dallari ha poi voluto portare il gioco fino in fondo e, interessato al confronto con i giovani, propone il suo lavoro con un apparato di premesse didascaliche e di note che lo rendono accessibile a tutti. Affascinato poi dall'incontro tra le sue poesie, una voce che le arricchisce di una eccellente dizione e la suggestione che poteva scaturire da un contrappunto quanto mai appropriato di musiche medioevali non ha esitato a proporcele in un moderno compact disc che favorisce una più agevole fruizione di questa singolarissima esperienza: e, scendendo evidentemente dal viaggio a ritroso nel tempo che prima dicevamo, ha fatto ciò con un insospettabile tempismo, occorre aggiungere, precedendo un grande editore che si accinge a far giungere tra breve in libreria una collana di poesie parimenti presentata in compact disc.

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