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Giordano, profumo di girasi

L’odore che il nuovo libro di poesie di Filippo Giordano spande è quello di “quannu i ciliegi erinu ggirasi”. Un profumo che è anche il bisogno di ricordare, di avversare lo sgretolamento delle radici etno antropologiche del “paesazzo” (Mistretta) dove Giordano è nato e dove continua a vivere svolgendo la professione di sindacalista.

Il libro, intitolato Scorcia ri limuni scamusciata, raccoglie liriche dialettali. I tredici momenti poetici sono tenuti insieme dalla volontà di ridare dignità alla cultura agropastorale, annientata dalla cultura di massa. A questo si aggiungano i fallimenti di tanti progetti non realizzati per mancanza di prospettiva politica immediata e –scrive Giuseppe Cavarra nella prefazione al libro – una certa frammentarietà dell’esserci che come per folgorazione emerge, screziandosi di universalità, al piano della coscienza di un mondo in cui, come leggiamo nel testo eponimo, “i ciliegi erinu ggirasi”. A tale proposito particolare rilievo assumono le liriche “Paisazzu ri muntagna” e “Aria ri muntagna”, dalle quali, per Cavarra, “emerge quello che possiamo considerare il nucleo centrale della poetica dialettale del poeta mistrettese”.

Giordano collabora da oltre un ventennio con diverse riviste specializzate. Ha vinto diversi premi tra i quali “Città di Marineo” edizione 1979 e “Bizzeffi” (Limina) edizione 1999. Le sue ultime pubblicazioni letterarie sono “Rami di scirocco” ed una raccolta di racconti brevi intitolata “Voli di soffione”. Oltre che poeta, il sindacalista mistrettese è anche un fine matematico. Grande riscontro hanno avuto tre suoi recenti scritti “Perfetto 6, il file nascosto dei numeri primi”, “Primi di Mersenne e numeri perfetti” e “Osservatorio delle terne pitagoriche primitive”. L’ultima fatica di Giordano è edita da “Edizioni il Centro Storico”.

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