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Collaboratore assiduo a riviste letterarie e poeta di forte tempra è il siciliano Filippo Giordano che con la presente raccolta ha vinto il premio-pubblicazione al “S. Quasimodo 80”.

Se dura l’inverno comprende cinque anni di attività poetica del Giordano, il quale può affermare ormai d’aver raggiunto la piena maturità artistica e un suo stile personale. Il poeta descrive nelle varie composizioni di questa silloge la vita semplice e problematica del mondo che lo circonda. Un mondo contadino coi suoi problemi e le sue eterne angosce. Omogeneità, compostezza e spontaneità caratterizzano questo dettato poetico di ampio respiro privo di immagini ricercate, di parole forti, di forzature stilistiche. Pur nella loro brevità le poesie racchiudono tutto un messaggio di tacita ribellione, di speranza forse in una stagione più bella per il nostro sud così ancora depresso e misero.

Significativi e singolari sono le immagini asciutte e garbate con le quali il poeta esprime la realtà contadina siciliana. È una cronaca agreste e sofferta dove, seppur limati, riaffiorano i ricordi infantili del Giordano quando “intriso di polvere di paglia” partecipava ai lavori del padre ormai “vecchio che non semina più”. Quello stato di cose vissuto dal poeta in prima persona negli anni giovanili, oggi purtroppo, avverte con cambiato: dura ancora l’inverno per la gente del sud.

Disoccupazione, emigrazione e sfruttamento sono i temi espressi con tono mai polemico dal nostro poeta ricco di umanità e di sensibilità sociale. Spera il poeta che questa Sicilia possa conoscere una vera estate, dove soprattutto i giovani abbiano un futuro migliore che sembra loro negato giacchè niente ha fatto lo Stato per migliorare questa situazione drammatica dove “i triti problemi restano cancro”. Poche, tuttavia avverte il Giordano, forse sono le speranze per un futuro di sole dove non ci siano più giovani “condannati a non avere figli per non poterli crescere”.

È dunque una poesia molto impegnata dove affiorano le pene della miseria e la speranza di una redenzione sociale.

Recensione
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