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Scopo di una biografia è senz’altro quello di riconoscere il valore e i meriti di una persona e far sí che il suo nome non sia dimenticato, ma è anche, soprattutto, quello di additarla a esempio. Ritengo perciò che le biografie dei grandi uomini, dei benefattori dell’umanità, di coloro che hanno fatto della propria vita una missione, abbiano una funzione importante – specie in una società dissacrante come quella in cui viviamo – perché sono edificanti cosí come edificanti sono le agiografie. Esse sono di esempio e implicitamente invitano all’emulazione. Tale è l’accurata biografia che Massimo Toffanin ha realizzato su Sebastiano Schiavon.

Ma chi è Sebastiano Schiavon? Vissuto solo 39 anni, dal 1883 al 1922, ebbe, come scrive Toffanin, «una carriera tanto fulgida quanto breve, ma determinante nella vita politica e sociale del Padova e del Veneto nel primo ventennio del XX secolo. Il suo nome e soprattutto le sue idee saranno una bandiera ripresa dai cattolici progressisti veneti sia per l’azione sindacale che per quella politica». Rivestí fu quindi un ruolo determinante e fu sempre per la difesa dei deboli ed è perciò che fu soprannominato lo “Strapazzasiori” (“Strapazzasignori”, per chi non capisse il veneto).

Il testo di Toffanin preciso e dettagliato, nel ripercorre la vita di Schiavon, ripercorre anche un periodo politico significativo della nostra storia e si avvale di una scrittura chiara e non pesante. Riproduce inoltre molte foto e documenti d’epoca e in un’ampia appendice riporta in copia anastatica, una serie di articoli di Sebastiano Schiavon, un suo lungo discorso-programma agli elettori datato 12 ottobre 1913, e poi lettere e documenti che riguardano il personaggio.

In quarta di copertina, una bella poesia di Maria Luisa Daniele, moglie di Massimo Toffanin e nipote di Sebastiano Schiavon, che mi piace riportare per intero: «Materna mia radice | che ti stringevi dentro storia | di terra faticata dai tuoi padri | e quell’indomito spirito | d’evangelico guerriero | nel sogno d’un vivere a tutti redento, | tu, per troppe lune smemorato, ora rinasci in tessere sparse | da lui ricomposte | devoto al tuo vero. | Nel mosaico italico | in veneti eventi pulsanti | al fremito sociale | al gemito mondiale, arditi brillano i tuoi occhi | gemme d’etica luce | fuoco d’anima accesa sempre | in offerta di sé | per il pane dell’altro piú offeso. | Quasi volo il tuo attimo | incise cieli di bianchi ideali | oltre miopi orizzonti».

Recensione
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