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Maurizia Rossella, autrice di quattro libri di poesia, di testi per spettacoli musicali, collaboratrice alle pagine culturali di quotidiani veneti del Gruppo dell’Espresso e direttrice responsabile della rivista semestrale “Scorpione letterario”, è alla sua prima opera di narrativa.

Stellina e croce, il romanzo di Maurizia Rossella, il cui stile leggero, spumeggiante e giocoso potrebbe far pensare a un’allegra favola a lieto fine, complice la vivacità della copertina (Signora con ombrello di Gustav Klimt 1917-1918, Edizioni Cleup 2007), lascia al contrario senza fiato, non appena si superano i primi capitoli e si entra nella descrizione puntuale e drammatica della decadenza legata alla vecchiaia, che può cadere all’improvviso su chiunque, e sulla solitudine che spesso l’accompagna.

Ambientato tra Veneto e Liguria e fortemente autobiografico, Stellina e croce (stellina è il simbolo che nella lapide precede la data di nascita del defunto, croce quella di morte) narra del profondo affetto che per 49 anni l’ha legata alla zia paterna e madrina di battesimo.

La zia Clara, giovane, cordiale e dinamica sposa senza figli, abita in Liguria col marito Annibale. Ospita a lungo Maurizia, che chiama affettuosamente Scarletta, inviata la prima volta dai genitori all’età di 3 anni, per evitarle le malattie esantematiche che di volta in volta colpivano i cinque fratellisorelle.

Fra zia e nipote, complice il legame di sangue, la simpatia reciproca e le fin troppo evidenti affinità, s’instaura un vicendevole rapporto di premurosa benevolenza, da far credere a Maurizia, mancata la zia all’età di 87 anni, di avere talmente assimilato la sua personalità, al punto da essersi trasformata lei stessa in Clara.

La coscienza di una fusione così perfetta, sia pure unita alla consapevolezza di aver fatto per l’anziana tutto quanto le era possibile per aiutarla, quando ormai vecchia e acciaccata non era più in grado di badare a se stessa, di essere stata l’unica nipote a prendersi cura di lei, di essersi sobbarcata fatiche fisiche e mentali affinché Clara si sentisse amata e protetta, non bastano a Maurizia per convincersi di aver adempiuto fino in fondo a un suo dovere. E non rendendosi conto di quanto immensa e preziosa sia stata la sua disponibilità nei confronti della donna, e quanto ciò che ha avuto in eredità sotto forma di esperienze, insegnamenti o di beni materiali, siano ben poca cosa se confrontati con quanto ha dato, diviene vittima di inconsci ma dolorosi sensi di colpa.

Ecco allora che, oppressa suo malgrado da tali immotivate sensazioni, attribuibili al suo bisogno innato di dare amore gratuito, scevro da aspettative di qualsiasi tipo di compenso, inventa per Clara una sorta di paradiso sottomarino, che lei scopre grazie a un improvviso vaneggiamento che la colpisce nel corso di una splendida vacanza in Brasile, che può permettersi proprio grazie ai beni ricevuti come unica erede.

L’immaterialità di Clara le appare così immersa nell’acqua cristallina dell’enorme cavità di un “Cielo” a rovescio illuminato a giorno, dalla cui volta irregolare pendono (o scendono), invece che angeli, festoni di alghe e anemoni marini, coralli e attinie rossi e blu, mentre composizioni a grappolo ondeggiano lievemente su troni abbaglianti adorni di madreperla e oro, sui quali siedono la zia, nuda, leggera e felice, insieme con una cinquantina di amiche defunte. Un contesto ben diverso, insomma, da quello in cui giaceva ormai vecchia e decrepita. Il “paradiso” è infatti un luogo di estremo lindore. Niente sporco appiccicato ovunque, né formiche, né scarafaggi, né topi. Niente odori nauseabondi di emissioni umane mal gestite, niente luridissime vestagliette da dover gettare in pattumiera, niente degrado, ma solo luce, acqua cristallina, serenità e pace.

E giacché l’immateriale Clara mette alla prova Scarletta, rimproverandola di alcune disubbidienze e inadempienze, e che lei, cui non manca l’impertinenza, trova ottimi e validi motivi per difendersi e farsi assolvere, supera i sensi di colpa e auspica, per quando giungerà la sua ora, il medesimo radioso paradiso sottomarino anche per sé.

Non solo, sempre convinta di essere diventata Clara, fantastica di avviare con Lilli, figlia di sua sorella, un rapporto affettivo simile a quello che lei ha vissuto con la defunta. Ma affinché ciò sia possibile, la sovrapposizione sia perfetta e possano ripetersi soprattutto l’amore e le attenzioni che lei ha dato e che la zia ha ricevuto, si sente spinta, causa una sorta di estremo senso della giustizia, a pareggiare i “conti” inserendo nella sua fantasia anche una se stessa sgradevolmente vecchia e bisognosa di molto aiuto.

Recensione
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