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Autore di diverse raccolte poetiche, Filippo Giordano non delude mai. Il suo impegno di poeta è strettamente connesso a quello di uomo che vive nella realtà di tutti i giorni e che da essa trae spunto per dare fiato alla sua ispirazione.

Quest’ultima raccolta del Giordano si muove su due aree differenti: quella relativa alla socialità, con i suoi problemi di disoccupazione, emigrazione, malessere, e quella che racchiude la sfera intimo-amorosa. In entrambi i casi la voce dell’autore si leva con sommessa sicurezza, trovando l’intonazione giusta per ogni modulazione. Sia che parli d’amore, sia che parli della rabbia di chi è testimone impotente di una realtà scarnificata dagli eventi, emerge in Filippo Giordano una “sicilianità” genuina e dolente che si fa sensuale laddove le accensioni risultano più interiorizzate e rivolte all’oggetto dei propri desideri più intimi.

Tutta la raccolta vibra di accenti di poesia sincera; i versi scorrono per la maggior parte in maniera fluida e in qualche punto toccano i vertici di una commossa liricità.

Recensione
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