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In questi Strambotti per viola d’amore la poesia di Filippo Giordano ritrae la vita siciliana con tutti i suoi problemi, prima che col colore. La violenza, la disoccupazione, l’emigrazione, mali comuni a tanta parte di questo Sud, sempre così provato e sempre così emarginato, fin da quando Garibaldi l’appiccicò al Nord, ispirano e caratterizzano gran parte della poesia di Giordano. “Cresce uomini | e subito li espelle | Mistretta. | E vedove bianche | attendono mariti | e al morto del giorno | si piangono anche i vivi.” Ecco un esempio di come Giordano presenta i problemi. Il discorso sociale si articola, e si snoda attraverso il libro, in numerose poesie (Contadini, Rivolta, Storia, Aprile ’79, Disoccupati, Libertà ) che non divengono mai, però, predicatorie o piagnucolose o di maniera.

Ma questa poesia di impegno sociale sa anche trattare altre vie e sa diventare delicata poesia d’amore, come in questo breve componimento, in cui un paio di zeppe (“amore” e “tu invece”) non appesantiscono comunque la gradevolezza del verso: “Ti amo. Ben altro che questo effimero | canto di cicala vorrei alzarti | amore; toglierti dai saturi fogli | di fiori e petali. Tu, invece, perdona | questo breve mazzo di parole colto dall’usato”.

Molte poesie ci piacerebbe ancora citare, come lo scorcio della sinisgalliana “Viuzza”, come “Lievi ondeggiano le canne” come “Talvolta in paese” come “E’ luglio e le riviste” (“Quest’uomo silenzioso tra le zolle | non conosce spiagge famose: | solo questo continuo frinire di cicale | che per abitudine sembra non sentire”). Ma il libro deve essere letto per intero: il lettore ne rimarrà toccato e affascinato.

La forma è sobria ed efficace. La veste tipografica fine.

Recensione
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