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L'ultimo Scarselli, quello di Straordinario accaduto, affronta un altro dei suoi temi grandi: il Tempo. E lo affronta, come gli è congeniale, senza frammentismi ma con disposizione organica affidata a 43 lasse, cioè ad una misura poematica che contiene equamente razionalità ed inventiva. E subito spicca la felicità di una contraddizione o paradosso: un poeta modernissimo che si veste all'antica (la lassa è "propria della poesia epica francese in Pietro G. Beltrami, La metrica italiana, Il Mulino, Bologna, 1991) per farsi ascoltare non elitariamente e quasi costringere, con giusta dose ironica, il lettore all'incanto dell'attenzione.

Questo lettore vedrà allora comuni orologi diventare per metamorfosi dei gattini, dei segugi, degli gnomi, dei conigli, degli esseri umani proprio con cuore che batte, secondo una gradualità e proprietà di trasformazioni in attributi relativi alle variazioni del Tempo come universale contenitore. Così il Tempo potrà apparire come felina astuzia, pedinamento inesorabile, fantastica illusorietà, viltà accidiosa, ritmo interiore, storica scansione, vuota attesa.

Insomma il Tempo come un'articolata aggressione delle nostre povere e perciò eroiche vite. Del resto, chi se non gli orologi rappresentano gli unici avversari dell'Eternità? Oppure i discendenti esecutivi e pragmatici di quell'unico Orologio che l'ordinario collezionista ha toccato con tremebonda attenzione quando s'è trovato vicino al mistero dei suoi ingranaggi? La reazione a questo evento è stata tanto traumatica da togliergli la parola ma non il ricordo folgorato dalla meraviglia.

Cosicché il poeta che si nasconde nel collezionista d'orologi (quanti lo sono senz'accorgersi di cosa collezionano!) riporta per noi tutti l'ipotesi che il Tempo forse siamo noi, noi stretti dalla sua relazione con lo spazio, noi costretti dalla sua scandalosa sproporzione con i nostri "tempi" individuali e storici Scarselli ha lottato, in definitivo, con un'astrazione, un'essenza, una cornice per un quadro d'aria, un assoluto, forse un'assenza o forse il nucleo di Dio: il Tempo.

La forza poetica, di modalità narrativo-saggistica, ha penetrato quell'astrazione riducendola a descrizioni concrete, a dimensioni relativistiche, a precisazioni insistite, ad un'addensata semplicità espressiva, ad un funzionale riporto dell'immensità del contenuto. Questo l'impegno che il protagonista del libro, di giorno modesto impiegato, di notte s'è addossato con pazienza, tenacia, amore. Anche Kafka era un impiegato delle Assicurazioni, Eliot un bancario...

Recensione
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