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[...] Le cito i versi che ho ammirato di più per la loro bellezza e che più mi hanno coinvolto nella mia esperienza esistenziale.

"Il forziere protetto | cela | l'investimento d'amore" (p. 31). Ci si trincera, si ha il doloroso pudore di manifestare il nostro amore, eppure proprio in esso si vorrebbe investire tutti noi stessi.
"Da un suono unico | sgorgano le note | della verità indivisa" (p. 49). C'è dapprima un primigenio, "indistinto bisogno" d'amore, "note" disposte a risuonare in tutte le direzioni, e che poi (nei più fortunati? nei più saggi? in chi è toccato dalla Grazia?) si concentrano in un'unico suono, rivolto al diletto (alla diletta).
"Bellezza e conoscenza nell'abbraccio" (p. 62). L'essenza del platonismo, ed anche del cristianesimo (cfr. l'estetica teologica di Urs von Balthasar).
La "reciproca offerta" d'amore (p. 68).
"Ogni perla | ansiosa del filo | per la collana | da ricomporre" (p. 77). Perché tutti, nei vari ordini dell'essere, siano una cosa sola (cfr. Gv 17,21)
"Solo pensandomi | vicino a quelli [coloro che corrono, impazzano, svaniscono], capisco [o Dio] | che potrai perdonare; dare persino | gratuito | il premio" (p. 78). Sì: anche noi corriamo, impazziamo e svaniamo quasi nel nulla. Tutti noi siamo insieme buon seme e zizzania. E Lui, non per i nostri meriti, ma per grazia, non solo ci perdonerà, ma, come ci ha gratuitamente (incondizionatamente) amati, così ci darà il premio. E che premio: addirittura se stesso!
"Liberi | da metamorfosi forzate" (p. 84). A quanti travestimenti siamo costretti: da noi stessi, dalle convenienze, dall'interesse...
"Ancora | mi culla | l'idea di amore" (p. 87). Il segreto dell'eterna giovinezza. - Idea non solo in senso soggettivo, ma oggettivo: il contemplato.
"Rileggere il passato | come frutto | proibito" (p. 88): i frutti proibiti (da noi stessi? dagli altri?) della trascorsa età.
"Troppo vaghe | sugli alberi | le foglie rispuntate, | se non celebrassero | il ritorno | dalla morte" (p. 104). Generatio unius est corruptio alterius!
"Mondo tradito | dal tardo meriggio" (116) . L'incipit di una delle liriche più belle e cupe. L'alba e il mattino promettevano molto. Tutto quello che ne è seguìto è stato un tradimento di quelle promesse. E' il destino dell'uomo lasciato a se stesso.

Sarebbe, infine, interessante ripercorrere tutte quante le occorrenze del termine 'verità'.

Recensione
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