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Superano ormai la decina i libri pubblicati da Maria Rosa Ugento, di cui la maggior parte costituita da sillogi poetiche, con un crescendo continuo di contenuti carichi di grande spiritualità e in forma letteraria sempre più raffinata ed elegante.

I temi trattati nel presente volumetto sono molti, magistralmente legati tra di loro da forti sentimenti, da una nota di velata dolcissima malinconia che trasporta e conquista prepotentemente l'animo del lettore. La Ugento sa fare ottimo uso del verso per comunicare agli altri il proprio pensiero, sia che ragioni sulle tante e tante meraviglie del creato (vedi "Bellezza del tutto") sia che disserti sulla morte ("Se è donna..."), sulla quale anzi fa una certa ironia, una sottile e compiaciuta celia. Sono per lo più momenti di vita reale, piccoli episodi attinenti la quotidianita d'ogni singola persona per cui, in questa o in quest'altra lirica, ognuno finisce sempre per ritrovarsi dentro, con le proprie disavventure e sofferenze, con i personali sogni e aneliti, con tutto il proprio essere.

Versi densi di intima spiritualità, più facilmente comprensibili qualora si sia avuta l'opportunità di leggere il suo recente scritto Padre Carlo Giacon. Un ritratto familiare, dove la Ugento apre interamente il proprio animo al lettore, raccontando, in estrema sintesi, tutto di sè, quasi una precisa, puntuale confessione, una gita intensa, carica di importanti momenti culturali, ma costellata anche di tutte quelle controversie che, nel corso di una esistenza, la sorte può sempre riservare. Ad accentuare tale apertura dell'animo sono, a volte, versi come quelli del canto "Ero io, sono io" in cui l'uso della prima persona pare evidenziare ulteriormente le sensazioni, il caldo vibrare dell'animo di fronte al continuo miracolo della realtà umana.

Il volumetto è impreziosito d'una quindicina di splendidi disegni di Vico Calabrò; disegni che, ispirandosi a corrente surrealistica, portano il pensiero e l'animo tutto a propendere verso altri mondi, verso spazi metafisici, dove l'uomo, spoglio quasi della propria corporeità, appare quale pensiero puro, idealità.

Recensione
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