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Prolessare insieme poesia e musica è quasi impossibile, le due attività impegnando l'individuo nella sua totalità ma a pochi eletti è concesso nutrire per ambedue le gspressioni artistiche un'accesa sensibilità. E la virtù che traspare da una prima lettura, anche sommarla, del volumetto appena dato alle stampe intitolato Va' pensiero. L'autrice .è Franca Olivo Fusco che, dimenticando una volta tanto di essere lei stessa scrittrice e badando alla sua professione di docente di letteratura, vi ha raccolto componimenti altrui purché citino titoli, situazioni e personaggi del teatro lirico. Le poesie raccolte sono al massimo contigue al melodramma e per lo più successive alla sua grande stagione, dovute alla sua grande popolarità. Alla base dell'accuratissimo campionario ci sono le virtù del collezionista, una quasi maniacale attenzione, tanta memoria e soprattutto amore per l'opera e per la musica in generale.

Il titolo dalla celeberrima invocazione del «Nabucco», «Va' pensiero», oltre a trovarsi in una lirica di Saba, si giustifica dalle citazioni di momenti verdiani, statisticamente un primato, ma non manca il più amato dali italiani, Puccini, ed è altrettanto vistosa fa presenza dei francesi Gounod, Massenet e Bizet. Per definire la preziosa antologia poetica non si saprebbe fare meglio che nportare un inciso dalla prefazione al volume di Gianni Gori, uno degli altri pochi privilegiati nel districarsi fra musica e letteratura: «A questo scenario poetico sonante di echi operistici, Franca Olivo Fusco ha attinto il delizioso florilegio che snida in una settantina di poeti – dal risorgimentale Saverio Baldacchini ad una insospettabile schiera di contemporanei – i tanti palpiti del teatro d'opera filtrati nella poesia. Sfogliandolo, il lettore vi incontrerà non solo i momenti canonici più noti in cui la sensibilità del poeta e la cultura melodrammatica trovano cardine formale (Pascoli, Saba, Montale), ma anche suggestioni e seduzioni occasionali a testimoniare le fortune del teatro d'Opera, a scandire il tempo dei poeti e la loro sensibilità nell'innestare nel verso schegge musicali raccolte dalle gloriose rovine...».

Dalla rassegna spuntano nomi più o meno noti, forestieri ed indigeni, da Proust, Pasternak, Eliot, Saramago a D'Annunzio, Quasimodo, Palazzeschi, Gozzano. Certi riferimenti sono espliciti: in «A' paura mia» De Filippo cita la rossiniana «Calunnia», in «Veglia» Ungaretti riporta un verso dalla «Tosca», ma spesso i richiami sono molto sottili, come criptati. Sconsigliato rifarsi all'indice, diligentemente riportante l'elenco dei poeti e delle opere citate, meglio abbandonarsi alla lettura ed alle tante sorprese in serbo.

Recensione
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