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[In Versi alfabetici ] più spesso la parola possiede un
magnetismo che sembra attirarle intorno altri vocaboli cui non si attinge
immediatamente il senso e la relazione (può essere sonora, può essere segreta).
Sembra che queste parole per noi mute siano però note a quelle che le
circondano, le quali possono darci ragione, garantire almeno l'identità,
l'onorabilità, della sorella ignota che hanno ospitato nella loro cerchia. "Voi
non sapete nulla di queste sconosciute – sembrano dirci – ma noi garantiamo per
loro. Attendete. Guardate. Cercate di intuire, penetrare, comprendere, e un
giorno forse vi mostreranno il loro segreto, il tesoro, il senso. E intanto
accoglietele per rispetto a noi, al nostro senso che conoscete”.
Si potrebbe quasi affermare che abitano in queste righe coppie
possibili e impossibili di vocaboli le quali, come le coppie umane sono feconde,
prolificano e si moltiplicano, producendo nuove parole, a loro somiglianti ma
portatrici di nuove istanze, come figli dalla personalità autonoma, sempre più
remoti, dissomiglianti e discordanti dal punto di origine.
Si
potrebbe infine accostare il ritmo di queste poesie a quello uniforme di un
ruscello che fluisce inciampando e saltando su di un sasso più grosso e aguzzo
degli altri, o un oggetto fabbricato dall'uomo, un oggetto intero oppure un suo
frammento – caduto accidentalmente o gettato – che distaccandosi dalla sua forma
o destinazione precedente ha assunto una forma inedita, un'identità nuova.
Scivola il ruscello/parola, lo scorrere liquido tutto leviga, manipola e
assimila a se stesso, tutto trasforma in abitante del regno acquatico/poetico.
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Recensione |
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Versi alfabetici
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poesia
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| Autori |
| • | Maria Lenti |
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Edizione:
Quattroventi
Urbino 2004 |
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| Prefazione di Gualtiero De Santi - pp. 112 |
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| Recensione a cura di |
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Pubblicata su:
Literary nr.11/2006
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