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Chiades, il poliedrico della cultura veneta

Antonio Chiades è nato a Treviso, ma vive prevalentemente a Pieve di Cadore. E' un personaggio di grande rilievo nel panorama della cultura veneta, forse anche un po' inquietante nel suo modo paradossalmente quieto e distaccato di guardarti e di parlarti come se le vicende che lo riguardano da vicino, e per le quali uno gli chiedi, lo interroga, non siano proprio così importanti. Il cronista ha così la sensazione che, nel rispondere, Antonio Chiades pensi ad altro, ad un qualcosa di ben più lontano e assolutamente sconosciuto a chicchessia. Antonio Chiades, giornalista, scrittore, poeta, attore, critico teatrale, saggista, ricercatore.. Ce ne sarebbero tanti di modi per qualificarlo. Ma lui come vuole essere qualificato, come gli piace che lo definiscano?. Ascoltiamolo...

«Sono anzitutto una persona interiormente libera», spiega, «perché godo di una libertà conquistata attraverso passaggi di sofferenza. La mia attività è iniziata nel giornalismo. Faccio parte del primo nucleo di giornalisti che ha dato vita al "Mattino di Padova" e alla "Tribuna di Treviso". Ho lavorato poi alle dipendenze di uffici stampa, ho collaborato con vari giornali e riviste. Sono stato critico teatrale ed è forse lì, nella mia assidua presenza in platea e tra le quinte ed i camerini degli attori, che è nata dentro di me la grandissima passione per la recitazione».

E' stato infatti molto ammirato nella Vita di Tiziano, lavoro rappresentato lo scorso agosto a Pieve, con la compagnia filodrammatica di Costalta.

Un'opera veramente mirabile, applauditissima degli spettatori, residenti ed ospiti, che gremivano la piazza e che da quella sera hanno rivolto sguardi più attenti e rispettosi al troneggiante monumento di bronzo raffigurante l'illustre pittore. La narrazione, intervallata da canti e musiche adatte a creare l'atmosfera cinquecentesca, è stata scorrevole, cadenzata, puntuale nel percorso storico del Tiziano attraverso le sue opere ed il momento politico in cui le ha realizzate. Una vera e propria carrellata antologica che ha portato anche i più distratti ed incolti a seguire vicende e trionfi del grande pittore. E Chiades, basco in testa e tabarro scuro, ne è stato un grande interprete.

E' suo il testo? La rappresentazione è stata replicata?

«Sì, molte volte. Ultimamente a Longarone e agli studenti dei Licei di San Vito e di Cortina. Ho aIl'attivo oltre cento rappresentazioni con lettura di testi da me scritti e accompagnamenti musicali più voce fuori campo. Ho dato diversi spettacoli con testi poetici miei affiancato dal chitarrista Pino Sabatini e dalla cantante di colore italo-americana Mary Karinki. Ultimamente recito accompagnato dal fisarmonicista classico Gilberto Meneghin».

Quali altri testi, oltre a quello sulla vita del Tiziano?

«Ho ricercato negli archivi di ospedali psichiatrici storie di follia in cui sono caduti soldati della guerra '15-'18 ed ho scritto e pubblicato (editore Canova) In attesa del Re, Tutto è niente, Vita di Santa Maria Bertilla (editore Gribaudi), Dio; i potenti, la carità (Edizioni San Paolo): E ancora Addio, bello sublime indegno, addio, tratto dal carteggio epistolare tra Isabella Teotochi Albrizzi e Ugo Foscolo. La gentildonna veneziana era celebre per il suo salotto letterario frequentato anche da Pindemonte, Canova, Byron, Alfieri. Ho scritto anche la. tormentata vita del pittore Gino Rossi. L'estate scorsa sono stato premiato in Valtellina ad un concorso "Montagna viva" per una poesia sulle donne».

E mostra un libro di fresca pubblicazione che raccoglie tutte le sue poesie dedicate alle donne. E' molto bella I'ultima, evidentemente scritta per la moglie cadorina, dal titolo Lettera a Maria che inizia: «Mi hai preso le mani prima dell'ombra...».

Recensione
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