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Filippo
Giordano, scrittore-poeta siciliano, ha raccolto nella sua opera Voli di
soffione brevi racconti già pubblicati in varie riviste letterarie. Sono
piccole storie che narrano fatti di ogni giorno vissuti da persone come tante,
non eroi o protagonisti di vicende eclatanti, ma uomini che, quasi sempre,
appartengono ad un mondo modesto, campagnolo o contadino, descritti in episodi
quotidiani di ordinaria esistenza. La narrazione è scorrevole e misurata ed il
linguaggio corretto ed efficace. I temi toccati sono vari ed hanno luogo in un
arco di tempo che va dalle soglie degli anni ’60 ai giorni nostri. Sono messe
soprattutto in risalto le differenze sociali tra classi diverse: la ricca
borghesia e il proletariato, quest’ultimo, spesso, vittima di soprusi o
desideroso di sfruttare le occasioni per rivalersi in qualche modo (“Nitto
contadino senza terra” e “Il funerale del Cavaliere Panarea”).
Capita anche che
rappresentanti di queste classi opposte siano accomunati da un’identica matrice:
“la solitudine” (Una sera di marzo). In effetti la lente focale
che evidenzia l’obiettivo principale del Giordano è puntata in direzione della “minima
gente”, cioè dei protagonisti degli eventi di piccola portata. È una
galleria di personaggi che, colti nell’intimo dalla attenta penna dell’autore,
svelano pregi e difetti nello spazio di descrizioni sintetiche ma essenziali.
Tra di loro è degno di nota Peppino, che coltiva il passatempo di fare scherzi
agli altri, fino a diventare vittima egli stesso, da parte degli amici burlati,
di uno scherzo che rischia di passare il segno (Pan per focaccia).
S’inserisce nella trama narrativa con la sua solarità anche il falegname Cosimo
che, nel tempo libero, ha l’hobby della musica e si esibisce cantando,
accompagnato dalla fisarmonica dell’amico Nino, in serate festose fatte di
“canti e brindisi”. Ora, alla vigilia del pensionamento, mentre guida la sua
auto, ascolta un brano musicale, una “beguine” che gli evoca ricordi e
rimpianti… (Tempo di beguine).
Colpisce
l’attenzione del lettore pure Giulio che, all’apparenza arguto e allegro, suole
divenire “latente” sognatore, perso appresso alle sue aeree fantasie che
prendono consistenza con figure fatte di “impalpabili nuvole rosa”. Ogni
tanto, egli, costretto a ricorrere sistematicamente a dei medicinali, entra in
una dimensione irreale, paragonabile ad una fase onirica della mente. A volte,
quando preme l’acceleratore della macchina, avverte la sensazione di “volare
su un calesse trainato da due cavalli appaiati in cielo”. Fino al momento
che avviene che “nuvole di gente chiedano al cielo perché abbia precipitato
una nube di sangue per terra”. (Nuvole).
In “Voli di
soffione” i personaggi femminili sono nettamente in numero inferiore, ma la
loro presenza è significativa. Per esempio c’è Lisa che, oppressa da un
segreto inconfessabile, deve subire i disagi causati da una particolare
situazione di compromesso sociale (Lisa). Oppure c’è Nuccia che
vive di pettegolezzi ma, suo malgrado, deve rinunciare al suo ruolo di zelante
informatrice del condominio (Le antenne di Nuccia). Le piccole storie
narrate da Giordano sono macchie di colore nel grigio monotono di un’esistenza
senza sussulti e sono quasi sussurrate in modo lieve come la neve che, nel
finale, “cadendo infinita”, cancella ogni traccia di orme di passanti che
appaiono e scompaiono con passi felpati… (La neve).
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Recensione |
| Voli di soffione |
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narrativa
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| Autori |
| • | Filippo Giordano |
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Edizione:
Il Centro Storico
Messina 2001 |
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| pp. 68 |
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| Recensione a cura di |
| • | Elio Picardi |
Pubblicata su: Omero nr.1/2006 |
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