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Nel romanzo A passo di tartaruga, l’ultima opera narrativa di Francesco dell’Apa, finissimo grecista in grado di saper coniugare sapientemente gli insegnamenti del sapere classico con una profonda conoscenza delle cocenti problematiche del nostro tempo, delle quali sa farsi con malcelato autobiografismo interprete e testimone, l’autore ha concentrato in diciannove capitoli le vicende di una storia che scorre veloce fino al termine, dove i fatti raccontati, perfettamente ordinati e sorretti da uno stile di notevole limpidezza e accessività, anche quando attinge a considerazioni che scoprono il profondo legame con la cultura classica, si snodano senza mai stancare il lettore lungo le direttive di moduli narrativi perfettamente disposti ed ordinati.

All’interno di queste linee sicure si muove la storia intima di Edoardo e Giorgia, che sarebbe solo una vicenda interessante, nelle linee di un tradizionale autobiografismo, se l’autore, con un moderato uso dell’ entrelacement, non l’avesse resa più complessa e coinvolgente contaminandovi altri fatti e vicende che inevitabilmente fanno parte della nostra storia attuale. Come ha ben sostenuto Antonio Coppola, nella bella nota che fa da giusta corona al termine dell’opera, l’autore « ha ben applicato un concetto pirandelliano “la vita o si vive o si scrive”, e così ci pare; l’ha saputa scrivere in una storia, appunto, dove spunta un’altra storia; i retroscena della droga, la confessione, il documento costituiscono uno sforzo imperativo e cogente in cui il protagonista ( che non è altro che l’autore col nome cambiato ) ha dato il tutto e per tutto».

 Certo rimane centrale la storia essenziale di due giovani, a cominciare dagli entusiasmi giovanili, la quale, tuttavia, non si regge esclusivamente sull’eros, come accade in tanti romanzi della letteratura contemporanea anche non secondari, ma essa diviene occasione per sottolineare, accanto agli stimoli nonché ai pericoli intimi ed esterni presenti nella nostra società, la necessità di valori positivi, quali l’amore e l’amicizia, che, per quanto attaccati da ogni parte, tuttavia sono in grado di resistere e sopravvivere anche quando la passione e la forza dei sentimenti non e più quella degli anni verdi della giovinezza. E’ la vittoria del logos sulle passioni che raffreddandosi non perdono la loro intensità, ma si fanno col tempo più umane e misurate.

Al di là della finissima analisi introspettiva dei personaggi, in particolare quella del protagonista, condotta in alcuni casi  fino alle soglie del sottosuolo, per rivelarne le inevitabili contraddizioni umane, v’è da sottolineare la positiva cifra morale della storia, che va oltre la ricorrente pruderie di tanta narrativa odierna, che è capace solo di sollecitare i sensi senza nulla aggiungere di nuovo ai significati positivi della vita. Per queste conclusioni edificanti, che men che mai potrebbero far pensare ad un ottimismo di maniera del suo autore, la lettura del romanzo si consiglia senza dubbio anche ai giovani.
Recensione
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