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È la
seconda silloge in versi del poeta romano Enrico Pietrangeli, come per il
precedente volume da uno scritto di Gino Scartaghiande si tratta di un libro che
nel corso dell'anno, ha visto un lento e progressivo innesco nei circuiti
poetici nazionali attraverso diverse presentazioni ed eventi ad esso correlati.
Istanbul è una città reale ma anche, naturalmente, allegoria poetica
dell'interporsi dello stato d'animo del poeta lungo le città percorse. Un
viaggio reale ed immaginario, ripercorso attraverso i grandi corsi della storia
nell'ossimorica interposizione di "pubbliche intimità".
Nel libro sono presenti
versi sotterranei, esoterici, intensi, luminosi e veri, descritti da
Pietrangeli, il quale vive e rivive la poesia, la parola poetica, in modo
liturgico e profondo; baudelairiano, rimbaudiano, lautrèamontiano, rivelandosi
poeta "DOC". Scrutando l'interno della sua monade, di se, e il mondo fenomenico
di fuori che lo stritola e lo avvince non può fare a meno di stupirsi e di
rendersi conto che tutto ciò che gli si manifesta davanti agli occhi, è frutto
di un "Invisìbile alchimia", di un miracolo che si compie ogni attimo
nell'eterno divenire. I versi di Pietrangeli sono impostati di sapore, e
militano nei meandri della consapevolezza, senza annoiarsi. Sperimentando le
sue possibilità di esistere, plasmano il soggetto sempre nuovo in continuo
ascolto, teso alla propria parola ma anche a suoni e messaggi che giungano
freneticamente dall'esterno.La sua è una scrittura autentica, che sa
trasmettere la sua luce e le sue ombre, ostinandosi a tenere accesa la lampada
dell'Utopia. Èuna specie d'apocrifo scapigliato, al pari di Ungaretti, ci sa
davvero fare con le città, in quanto soggetti poetici. La sua personalità
letteraria ha qualcosa di stratificato disordine delle due capitali dell'impero
romano.Con questa raccolta poetica, Enrico Pietrangeli si conferma poeta di
forte consistenza e di respiro, sicuro del suo "modus operandi" senza ricorrere
a superflue sperimentazioni lessicali, confidando unicamente nel sapore
universale dell'arte per trasformare in poesia il quotidiano cammino del vivere.
Come è stato ricordato anche da Stephen Spender "il colloquiai style", un
poeta che può lasciare sgocciolare le dolenti immagini dell'animo soppesato che
travalica la solidità strutturale della costruzione metrica per intingersi nel
ritmo musicale che accompagna il formarsi del pensiero. Istanbul, modello d'un
Oriente Romano, immagine d'inserti della memoria, luogo pubblico dove la carne
del poeta assimila l'alterità attraverso il dispiegarsi delle sue "pubbliche
intimità".
L'estenuante ripercorrere dei corpi di donne, le fatiche amorose,
l'alternanza di amori e passioni si riverberano sulle forme antiche di una città
dalle molteplici anime, che tratteggiano in maniera grottesca le venature
erotiche. Istanbul è anche specchio di frenesie che si aggirano riflettendosi
nelle vetrine dei bordelli di Karakoy, avvinto nei miti letterari che
trascolorano nel vissuto di lastrine. Un "topos" letterario, che sa ormai di
patetico e di stantio, ed esprime una delle peggiori forme d'afasia che
affliggono la nostra poesia ma che trova spunti e forme per riedificare
un'antica città restituendole un tempo da condividere nel presente. Una poesia
colta, raffinata, da un lato saldamente ancorata alle poetiche del decadentismo
e dell'ermetismo, dall'altro espressione di una moderna visione del .mondo,
capace di dipingere con brevi tratti fulminei l'universo del poeta, il quale
dona al lettore frammenti d'esistenza, nella condivisione di "pubbliche
intimità".
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Recensione |
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Ad Istanbul tra pubbliche intimità
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poesia
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| Autori |
| • | Enrico Pietrangeli |
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Edizione:
Edizioni Il Filo
Piombino 2007 |
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| Prefazione di Simonetta Ruggeri - pp. 86 |
| prezzo: € 10,00 |
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| Recensione a cura di |
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Pubblicata su:
Corriere di Roma nr./
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