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La silloge poetica Ammuina di Rossano Onano sconvolge e fa riflettere. Con moto anadromico l'autore si avventura audacemente in un periglioso viaggio di ricerca ed esplorazione delle radici profonde dell'umano, ma il risultato non è una celestiale e atarassica visione, bensì uno spaventoso corpo a corpo col vortice nero e melmoso dell'abisso originario, col Maelström liquido di Edgar Allan Poe, col pasoliniano "petrolio". Onano, spintosi, attraverso lo specchio del quotidiano, alle sorgenti stesse dell'essere e della vita sembra voler dire: All'inizio dell'umano c'è il disumano. Ma subito, dialetticamente, si profila anche una verità differente e divergente: All'origine ci fu l'umano, mitico ed acronico. La storia procede (o forse ritorna) al disumano. Onano si immerge nelle penombre, nei campi delle energie oscure e primigenie, nelle "primalità", aldilà persino della psiche umana e del soggetto cogitante, dove la psiche stessa è un grumo cosale, è carnea, è flusso sanguigno che vuol solo eruttare e scorrere. Il simbolo del liquido è una costante della raccolta. Se leggiamo la lirica "Nella pineta di Classe.... " ritroviamo forse il microtesto e l'ipogramma simbolico dell'intera raccolta. Al centro si staglia una bella figura femminile, una venere con tutta la sua carica sessuale e vitale. Poi, disseminati come sulla misteriosa scena di un delitto (o di un "peccato"), incontriamo i simboli rituali ed esoterici dell' "acqua chiara" e del "vino", come dire dell'abluzione iniziatica e battesimale e dell'orgia dionisiaca. Ambiguamente, è la stessa donna, angelo e prostituta insieme, capace di far sgorgare i due liquidi con le sue due carni, quella nera velata (la venere terrena) e quella candida (la venere celeste).

Nella lirica "Federico Fellini fornisce a Tonino Guerra lo spunto..." (p. 42) Onano dice: "La donna si lava sulla sanguinanza". Ma l'autore è sempre radicale. L'elemento femminile non è punto d'arrivo o di partenza, non è l'originario. Anche la massima cifra della femminilità, cioè la "materna, viene tolta, negata e superata: "Mia madre sarà mia, chiara ombra, quando se n'é andata?" (p. 16). Il poeta non riesce a chiudere la rappresentazione, non riesce a ultimare il quadro, non tanto per il potere "enciclopedico" dei lessemi o per la sovradeterminazione semiotica e connotativa della parola poetica, quanto perché i simboli stessi, presupposti della "figurabilità poetica", falliscono la loro funzione significante, la loro fungibilità semiotica e si rivelano pulsanti, grondanti di umori, ambiguamente mostruosi. La lirica "La calma rottura delle acque", con tutta la sua potenza allusiva ad una sessualità cosmica, ci spiazza subito per l'analogia pendolare di un endopaesaggio anatomico e vulvare con un misterioso paesaggio esterno ed aurorale. Il cerchio ambiguo fra nascita e concepimento si chiude e si interclude. La femminile "rottura delle acque" si confonde e si identifica fusionalmente con la polluzione del seme maschile in un "motus" di liberatoria uscita pia ancestrale delle categorie sessuali di maschio e femmina. Siamo davanti ad una forza originaria: La "Voglia migrativa" (p. 22). L'origine è ambigua, è duplice, ambivalente. Il luogo nero dell'inizio è metamorfico ed intramorfico, l'esterno è anche un interno, la parte è un tutto, l'io è un noi e un egli. Neanche il "sé" esiste ancora. La nascita è un aborto come l'aborto è una nascita. Al fondo dell'essere c'è la palude, altro simbolo sessuale femminile che pero, a ritroso, inglobando il simbolo fallico maschile, diventa ambiguo e totale: "Nel centro della palude splende il menhir rovente" (p. 46). Nell'indistinzione dell'originario maschio e femmina si fondono, l'androgino risuscita e ritorna il caos, ritorna la bilogica della simmetria e dello specchio. E' questo forse il senso della Ammuina? E' forse il relativizzarsi di ogni dimensione e direzione, è un fascio di rette che, pur odiandosi come serpenti, sono strette e costrette nello stesso anello o buco ("pertuso") per dare inizio a qualcosa di oggettivo? Si profila l'immagine del pertugio vaginale che si esternalizza e diventa via, canale di flussi infiniti, di percorrenze e scorrimenti senza senso e scopo. Un tubo vitreo per gli elettroni della vita! L'unico denominatore comune risulta così una "libido" cosmica, un istinto a penetrarsi e compenetrarsi, a fondersi ed effondersi. In questo smarrimento, dove la "cicogna candida" rischia continuamente di essere morsa ed attossicata dalla "serpe velenosa" (come la serpe e l'uccello sotto l'albero nella poesia "A Louise Olivia Hunter" di Edgar Allan Poe), dove l'uomo resta un' "incerta creatura anfibia" (p. 43), Onano, sul piano estetico, riesce a dettare un "criterio", un "fondamento" oggettivo ed ontologicamente forte di "bellezza" salvifica. Il "bello", secondo l'autore, è ambiguità: "Amanda Lear bellissima, belli ugualmente i Bronzi di Riace dubbiosi sui genitali minimi" (p. 15:"La bellezza di Amanda").

L'ambiguità è bella forse perche è viva nella sua cinetica irresoluzione transitiva, nella sua tensione perenne verso l'altro, verso l'opposto; essa trasmutazione è divenire puro (non a caso, a p. 25, l'autore dice: "Immobile come sempre si muove il mare". E' un'immagine di sapore naturalistico alla Bernardino Telesio o alla Giordano Bruno). Purtroppo la tragedia è in agguato, almeno per noi uomini. L'androgino, che riusciva a contenere ermeticamente in sé la corrente libidica cosmica, una volta rotto e diviso, la riversa a fiotti dappertutto. E ancora l'incubo del sangue. Ora comprendiamo le cupe immagini del "riccio" e della "rana" fatti a pezzi dalle ruote delle macchine e dei Tir. Ora comprendiamo il riferimento a Nastagio degli Onesti che nella novella ottava della V giornata del Decamerone vede una donna lacerata e divorata dai cani. Ci ricorda lo squartamento (diasparagmòs) della vittima nei culti dionisiaci. Onano sembra proporci quindi una cosmogonia ed un'antropologia rovesciate, antiesiodee. L'uomo in realtà tende al caos ed alla dissociazione, non alla purificazione razionale e teoretica dello spirito assoluto. La coscienza e l'autocoscienza, il sapersi, il senecano "consistere et secum morari" furono mitici e perciò iniziali ed originari. Con la rottura dell'uovo cosmico, con la divisione dell'androgino, è iniziata la progressiva (o regressiva) emorragia verso l'anticoscienza, verso il "fuori di sé", verso un'anticomprensione o disprensione, verso l'oblio. La prospettiva tradizionale è stata così completamente rovesciata e stravolta, lo Spirito non si sta rivelando attraverso la storia, ma si sta lentamente coprendo, eclissando, si sta disperdendo inflattivamente ed emorragicamente in mille rigagnoli, sta evaporando con moto centripeto. Il Logos, punto di partenza ipotetico quanto esplosivo ed effusivo, tende all'Alogon, all'iletico, al flusso sanguigno, sta migrando sempre più lontano da sé ectopicamente ed eccentricamente. Questo spiegherebbe tutti i fenomeni psicologici e sociali di alienazione, disagio, insoddisfazione che affliggono l'umanità odierna e che Onano riassume con amara ironia nelle anti-epopee esistenziali di Alissa o di Maria. E' in realtà un unico movimento di profonda "disumanizzazione". L' uomo e l'umano non si situano alla fine di un percorso di autorivelazione programmata, ma all'inizio, come pura datità introvabile ed irritrovabile. Alla fine della storia non c'è l'uomo o la trasparenza a sé dello Spirito, bensì il "disumano", cioè l'altro assoluto, l'esteriorità pura, la fine dell'uomo stesso. L'essere si dirige verso uno status anantropico, cioè verso la rarefazione e la graduale scomparsa della coscienza, dell'autocoscienza soggettiva e dunque di ogni rappresentazione e rappresentabilità. In prospettiva poetica ed estetica potremmo aggiungere che la fine della poesia come quadro e rappresentazione, come dimensione veridica abitabile ed umanizzante, rappresenta un segno dei tempi. E' il segno inquietante dell'imminente morte dell'uomo. Purtroppo per le poche anime nobili che ancora credono nella "bellezza", "nell'effusione gentile" (p. 45) e che si pongono il problema di un "orizzonte" di senso (p. 55) non c'è speranza, a meno che, superando con fede la prospettiva di Onano, non vogliamo pensare che all'origine non si trovino energie oscure e datità coscienziali materiali, ma la Parola, la limpida e purissima forza di un Logos creatore che comunque ci richiamerà a Sé.

Recensione
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