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Già nel titolo di questo piccolo libro, sembra di intravedere l’età dell’infanzia, un tempo sospeso, velato di ricordi eppure schietto come solo un fanciullo può essere.

Un tempo scandito dalla sincerità e dalla sublime adattabilità della giovinezza per cui anche il gelo delle tremende notti fiorentine del dopo guerra, senza riscaldamento, sono ricordate da semplici, affascinanti mattoni gelati del pavimento di una camera, unica camera della casa, come rammenta l’autore, dove i suoi piccoli piedi cercavano di riscaldarsi l’un l’altro, poggiandoli a terra uno per volta.

E’ coinvolgente questo percorso a ritroso perché insieme alla nitidezza delle sensazioni, alle aspettative, all’abbraccio di un babbo tornato dalla guerra con una indimenticabile scatola blu di biscotti, percepiamo la vita interiore di un fanciullo ormai uomo.

I soggetti trattati riguardano soprattutto la mamma, il babbo, qualche accenno ai nonni, i giorni di scuola più importanti, le gioie, le severe pene inflitte dal padre, le cinghiate della cintola sulle gambe nude di fronte ad uno specchio.

Un universo che non esiste più, non solo perché i tempi sono cambiati, ma perché l’autore è cresciuto ed è cresciuto grazie anche a quel mondo di panni lavati nelle conche riempite faticosamente di acqua calda a più riprese; di giochi fatti con le cartine delle arance, mangiate nei giorni di festa, a cui il babbo magicamente dava fuoco e che per un attimo, sembravano vere mongolfiere in volo; un mondo di responsabilità come quella di sventolare con il soffietto, il carbone per attizzare il fuoco per preparare la minestra per la cena o sgattaiolare, per le nere strade fiorentine, senza illuminazione per andare dal pizzicagnolo; di partite di biliardo giocate dal babbo insieme al nonno in via Vecchietti; l’iniziazione alle prime lezioni delle scuole superiori da parte dei compagni più grandi.

Un mondo esistito anche e soprattutto grazie ad una bomba, caduta che sfondato il tetto è rimasta miracolosamente appesa senza esplodere, come dire, ognuno è ciò che il destino ha serbato per lui, un riconoscere nel concatenarsi degli eventi della vita un disegno imperscrutabile che tutto avvolge e che, in fondo, forse, quando ci fermiamo ad osservare, ci sembra chiaro sin dal primo momento.

Cara Mariella, ascoltami: chi placherà l’avidità della ricerca di una verità insaziata, quando anche la poesia non lenisce il tempo che – dipinto di grigio – avanza?

Solo la lucida fantasia, che pietosa vagabonda con brezza di parole leggere, che guizzano tra le nubi di un cielo colmo di silenzi.

Recensione
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