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Il di Ciaccia ha dedicato ampi ed acuti studi all’opera manzoniana: qui prende in esame una delle figure manzoniane più elaborate e ammirabili, quella del “cardinal Federigo”. Non si ferma più sul piano letterario, ma va in quello storico e filologico. Traduce, infatti, l’opera del Borromeo, De ecstatibus [sic] mulieribus et illusis, stampato a Milano nel 1616, corredando il testo di una breve introduzione e di note anch’esse concise e, nei casi in cui il testo lo richiede, più estese e documentate (pp. 199-217).

È noto che nei secoli XVI-XVII il fenomeno mistico ebbe un vero e proprio boom, forse in risposta alla vita sociopolitica che si fondava sul sopruso, l’ingiustizia, il clamoroso abbandono – anche in personaggi di primo piano, dello Stato e della Chiesa – del messaggio evangelico. Naturalmente non tutto era oro puro, cosicché numerosi teologi e gerarchi s’impegnarono a sceverare il grano dalla zizzania, soprattutto quando la mistica veniva impersonata dalle donne, le quali, in molti casi, erano vittime di illusioni e di pericolosa mistura del sacro e del profano. Il card. Federigo dedicò questo trattato appunto al discernimento del «misticismo vero e falso delle donne». Non possiamo dire che egli abbia la mano molto leggera ma gli abusi erano tali da spiegare abbondantemente questo suo rigore. L’opera va perciò salutata con gratitudine. [Res]
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