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La poesia di Enrico Pietrangeli è reale, schietta, per alcuni versi anche cruda. Il suo stile si manifesta nella singolarità del suo modo di scrivere.

L'autore manifesta nella sua opera quello che ha vissuto e sembra come trasportare il lettore con sé verso lidi che non hanno nulla di artificioso ma che spingono alla riflessione profonda nonostante l'irruenza alle volte di alcune parole utilizzate. Pietrangeli è molto duro verso lo scorrere del tempo e verso la sua vita. I suoi versi comunicano un'ansia di rivoluzione privata e quotidiana, il suo ricordare un passato collegato al presente non è segno di nostalgia ma del fatto che tutto può cambiare e modificarsi.

Così l'amicizia si dissolve e Pietrangeli narra: "Amici più non siamo e dei tuoi pugni stretti restano flaccide mani a palpeggiare denaro nelle tue antiche tasche sopra l'evento ricucite", mentre le notti africane si riducono in notti bagnate per amore malaria e congestione, luminose ed infinite e fare l’amore è la sensazione di penetrare il sesso umido e fondo di un evoluto insetto.

Man mano poi che le pagine di questo libro scorrono i toni si fanno più nervosi e più serrati, nei versi ridotti all'essenzialità, sembrano tornare in mente i rumori sonori del mondo musicale giovanile più avanzato degli anni settanta, anche se si nota la presenza di alcuni tormenti spirituali. Pietrangeli dice: "Io sono un libero codardo abbandonato alla schiava ragione di ogni sentimento anarchico". Comunque tutti i suoi giochi, tutte le sue parole sono il risultato di una sua morale volta alla ricerca profonda dell'eredità di sangue nel rispetto di principi che vanno al di là del Cristianesimo e che consistono nella ricerca di una vera coerenza di fondo. II risultato appare sublime e per scoprire la ricchezza di questi versi è necessario rileggerli più volte.

Recensione
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