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La poesia di Enrico Pietrangeli nella sua agile raccolta Di amore, di morte, esprime il sentimento anarchico di una schietta ragione di vita, perseguita con onesta partecipazione negli avvicendamenti del suo vissuto. Nato a Roma nel 1961 e frequentatore da giovane di una comunità di erranti cresciuta negli anni settanta, si è più tardi trasferito a una meno stanziale esperienza in un altro continente. Bravo nel raccontare con pathos il vivere, come febbrile e' la notte africana, come aspra e' la terra battuta dal pastore, come umida e' la lettiera in inverno e come radicata e' la memoria di casa. Il poeta ha ascoltato in tempi più recenti la condizione sentimentale dell'esiliato, nell'assenza ad essere del fluire della notte, nell'accostarsi alla pallida carne, nello scorrere della noia delle nostre quotidiane mancanze. Un indagare le relazioni reali nel portare a nudità gli orgogli delle non più ritrovate amicizie, nei dedicati a soli che richiamano respiri di volti assenti e dimenticati dal tempo, nelle nefaste rimembranze di falliti abbracci e nella propria morte intravveduta come male dell'esistere su quella che era una giovine e fiorente terra, ormai solcata d'infami presagi. Pietrangeli esprime una poetica dimentica dell'ipocrisia e della menzogna che rende tutto conforme, e accomoda lo spirito adagiandolo al mortifero. Il poeta rimane fedele alla sua storia e testimonia un incorruttibile spirito discorde che non si confonde con un mondo plasmato e intriso di rassegnazione. Libro, questo, leggero nel suo spessore materiale ma di gran peso fa crescere in noi il desiderio di leggerne il seguito in un romanzo che avrà per protagonisti un'intera generazione di adolescenti degli anni '70.

Recensione
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