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Cercherò di parlare della mia amica Nicoletta attraverso le parole delle sue poesie.

Conosco Nicoletta fin da piccola, abbiamo frequentato insieme le scuole medie e gli ultimi tre anni di liceo a Larino. E sono questi gli anni di cui conservo i ricordi più belli: le lunghe chiacchierate, soprattutto durante il periodo in cui “preparavamo” l’esame di stato.

La Nicoletta di allora era una ragazza solare, disponibile con tutti e sempre pronta al dialogo; aveva la testa piena di idee, progetti, era sempre proiettata in avanti. C’è una poesia nel suo primo libro Fiori di Loto che descrive un po’ la sua personalità di allora, quando dice: “Non mi piace il Silenzio […] Amo il rumore del Vento […] Amo le parole piene di luce” (p. 43). Abitavamo tutte e due a Bonefro (Campobasso) ed il nostro piccolo paese sembrava le stesse stretto, lei aveva bisogno di ampliare i suoi spazi e di soddisfare la sua sete di conoscenze. Quindi parte, “incrociando le braccia al passaggio del treno” e lascia quel paese dove, come lei dice ci sono “vecchi vestiti di nero” (p. 20) e dove “siederà la fretta ad aspettare” (p. 44) (I solchi dei giorni).

Per un lungo periodo non ci siamo viste, ma nell’estate del 2002 ho rivisto Nicoletta e tutti quegli anni si sono annullati come per magia. Siamo tornate indietro nel tempo, coi ricordi della nostra adolescenza. Ho notato subito un notevole cambiamento in lei, cambiamento che poi ho potuto riscontrare nei suoi libri. In Fiori di loto c’è la Nicoletta giovane che andava incontro alla vita senza riserve, con tanti sogni da realizzare. Ne I solchi dei giorni emergeva la figura di una donna matura, sicura di sé, che gli avvenimenti, non sempre felici, della vita avevano temprato e reso più forte. Anche il linguaggio mi è sembrato diverso; nel primo le parole sgorgano spontanee quasi irrefrenabili, nel secondo sono molto più ricercate, dense di significati.

Mi regalò i due libri; in uno di essi c’era una poesia sull’attentato alle torri gemelle ed il mio collega, il professore di Lettere, la lesse in classe agli alunni, suscitando immediatamente interesse ed entusiasmo.

La invitammo alla scuola media statale di Colletorto, e, nonostante il terremoto, lei venne e fu un incontro bellissimo, si creò subito un feeling particolare tra lei e i ragazzi.

Tornata a Prato, Nicoletta, scrisse una poesia in cui descriveva la tristezza della tendopoli di Bonefro visitate insieme in quell’occasione; me la lesse per telefono, tutta di un fiato, quasi le mancasse il respiro, e questo mi fece capire quanto fosse legata alla nostra terra.
Recensione
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