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L'infanzia rubata

Alza la tua manina, divino Bambino,
e benedici questi tuoi piccoli amici,
benedici i bambini di tutta la terra!
Giovanni Paolo II

Il 13 dicembre 1994, nell’anno della famiglia, Papa Wojtyla scrisse una Lettera ai Bambini, toccante, gioiosa e piena di verità, come tanti altri suoi scritti. In un passaggio ci dice che Gesù, dopo quaranta giorni dalla sua nascita, come avveniva per ogni figlio primogenito della terra di Israele, venne presentato al Tempio da sua madre Maria. A lei venne incontro – scrive il Papa – «il vecchio Simeone, che prese tra le braccia il piccolo Gesù e pronunciò queste parole profetiche: (…) “Egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione perché siano svelati i pensieri di molti cuori. E anche a te una spada trafiggerà l'anima” (Lc 2, 34-35). Così dunque, già nei primi giorni della vita di Gesù, risuona l'annuncio della Passione, alla quale un giorno sarà associata anche la Mamma, Maria: il Venerdì Santo Ella starà silenziosa sotto la Croce del Figlio. Del resto, non dovrà trascorrere molto tempo dalla nascita prima che il piccolo Gesù si trovi esposto ad un grave pericolo: il crudele re Erode ordinerà di uccidere i bambini al di sotto dei due anni, e per questo egli sarà costretto a fuggire con i genitori in Egitto. Nelle vicende del Bimbo di Betlemme – continua Giovanni Paolo II nella sua lettera – potete riconoscere le sorti dei bambini di tutto il mondo. Se è vero che un bambino rappresenta la gioia non solo dei genitori, ma della Chiesa e dell'intera società, è vero pure che ai nostri tempi molti bambini, purtroppo, in varie parti del mondo soffrono e sono minacciati: patiscono la fame e la miseria, muoiono a causa delle malattie e della denutrizione, cadono vittime delle guerre, vengono abbandonati dai genitori e condannati a rimanere senza casa, privi del calore di una propria famiglia, subiscono molte forme di violenza e di prepotenza da parte degli adulti. Come è possibile rimanere indifferenti di fronte alla sofferenza di tanti bambini, specialmente quando è causata in qualche modo dagli adulti?»

Ecco, come è possibile rimanere indifferenti all’infanzia rubata? Come è possibile, per esempio, che ogni giorno 218 milioni di bambini, secondo una stima di qualche anno fa, siano costretti a lavorare e privati dell'istruzione, della salute e del gioco. Bambini obbligati a lunghe ore di lavoro, vittime dell'esposizione a pesticidi tossici, a esalazioni nocive, costretti a trasportare carichi pesanti con conseguenze in grado di compromettere la salute e la crescita: “così tanti nel mondo – scrive il Sole 24Ore – che se tutti i bambini che lavorano in agricoltura popolassero un paese, sarebbe l'ottavo paese più grande del globo”. Come è possibile che, sfogliando le riviste femminili e di moda, guardando i manifesti nelle città, siano in costante aumento le pubblicità di abbigliamento infantile: bimbe dalle gote porpora e dalle labbra rosse private del sorriso, che fissano l’obbiettivo. Come se fossero piccole – troppo piccole – Lolite. Volutamente ridicolizzate, adultizzate, erotizzate. A volte oscene. Dell’infanzia – purtroppo – solo l’età. Come è possibile che una ragazzina esca da una palestra e non faccia più ritorno a casa, trovando una morte orribile in un campo incolto? Come è possibile che il quotidiano ‘Libero’ pubblichi un articolo di Federico Moccia dal titolo “La bimba che non volerà tre metri sopra il cielo” scrivendo solo banalità sulla vicenda di una giovane vita troncata, che meriterebbe invece – proprio perché sacra – il rispetto e il silenzio, nella preghiera? Eppure tutto questo accade. E continuerà ad accadere, e il limite sarà sempre oltre, come se il male fosse un “buco nero” che ci attrae inesorabilmente.

Ma se veramente teniamo alla dignità della persona umana non si può restare indifferenti. Ecco allora che la poesia assume spesso il carattere di denuncia, facendoci riflettere e pensare e invogliandoci ad agire perché la sofferenza venga meno. Lo fa anche Maria Luisa Daniele Toffanin nella sua ultima raccolta di poesie E ci sono angeli denunciando l’infanzia rubata, indicandoci che, nella nostra società dai molti business, ci sono realtà dove ai bambini è stata negata l’innocenza e, in molti casi, la vita. E così, tra le pagine del libro, leggiamo di “bambini nella guerra”: cerbiatti sorpresi soppressi | nel sogno inerme | dall’agguato del bosco crudele; di “bambini della guerra”: mani ancora fanciulle | appena aperte | a confidenza con le cose | costrette strette all’arma della morte | sbalzata con violenza l’età acerba; di “bambini della fame”: sospesi a un filo d’aria | tanti strappati subito | come d’autunno | un vento di foglie infinite; “di bambini di Anna Frank”: bambini-farfalle | nel volo bruciate / dal gas della follia; di “bambini dell’opulenza” che nello scivolo delle ore / dicono fame d’amore / il presepe referente in trasferta / al giogo del sistema… Denuncia che si conclude con una preghiera a Gesù – rivoluzionario dell’amore – perché salvi questa nostra infanzia / predata ogni ora, perché in noi tutti / vinti dalla furia della materia nascano albe di volontà buona / per quell’equilibrio tra uomo e cose / vitale premessa (promessa) d’un vivere ispirato / ai germogli dell’universa terra. Al fine, come scrive Norberto Villa, abate di Praglia, nella breve ma sentita prefazione al libro, di «ritrovare la speranza del futuro nella pienezza della vita presente» che «è la grande prova che dobbiamo affrontare, contemplando la terra, accolta nel grembo dell’universo creato, come un piccolo presepe ove al centro è posto un bambino, ogni bambino, tutti i bambini, nel bambino Gesù». Ogni presepe / ha una storia d’amore / accesa dentro, scrive Maria Luisa in una poesia dedicata alla nipotina. Ed è proprio una fiammella d’amore ciò che alimenta i versi della poetessa di Selvazzano che, nonostante tutto, nonostante l’abisso in cui tante volte l’umanità precipita, “ha fede nella parola e anche nell’uomo”. E con questa fede ci “sollecita all’attenzione, alla premura per ogni infanzia, il grande nostro patrimonio futuro”, perché il poeta dentro sente tutto, un brulicare denso / di colori e guizzi, e il suo compito è quello di farceli vedere, di stemperarli in acqua ardente di parole nuove*.

* I versi citati in chiusura sono tratti dalla poesia Acquerelli d’amore che apre la prima raccolta Dell’azzurro e altro (La Garangola, Padova, 1998).
Recensione
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