Servizi
Contatti

Eventi


La religiosità della poetica di Ciro Cianni

Giovedì di Ciro Cianni, raccolta di poesie edita da Lepisma Editore, è un elegante libro dalla copertina luminosa che fa presagire un contenuto aereo, leggero, profondo senza necessariamente essere tetro. Testo essenziale, spoglio di voli emotivi e di parole in ampia assonanza che potrebbero divaricare il tragitto del lettore dal percorso del poeta, e che esprimono l'estremo tentativo di togliere ogni sovrastruttura per entrare diretto nel cuore.

Si avverte una ricerca di colori e di sfumature particolari, fuori dall'ovvio, lo sforzo di guardare il mondo con occhio alto sulle banalità e attento a quei dettagli che sfuggono all'abitudine ma non al cuore di un poeta. Il lettore viene angolato su equilibri poco sperimentati, in un esercizio sui trapezi che attiva inusati percorsi, figure in corsa dietro la visione personale e insieme assoluta del quotidiano.

E' una guerra all'abitudine di leggere: è la voglia di fare scendere nel patos dove ognuno coglie l'emotiva onda con il diapason della sua sensibilità.

Il testo ricorda il Vangelo di Matteo "Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio": i puri sono quelli trasparenti alle luci della vita, ai messaggi colorati per riuscire a cogliere anche gli spigoli bui, quelli che inconsapevoli gettiamo nel dimenticatoio, perché resi superfici repellenti dalla mediocrità che respiriamo intorno.

Il testo è dedicato allo zio Gigi, Sacerdote, e sembra voler esprimere una religiosità del vivere dai toni pacati, dal passo lento, misurato, con immagini che esprimono la serenità e non il tormento della fede.

Giovedì "Sto camminando | da molto tempo | ma ho visto solo cielo"
Vedere cielo: oscurare le zolle dure, i fiumi , gli stagni, i coluri cupi di fondali spenti e solitari;
vedere cielo è l'aspirazione a saltare le buche, i tranelli, le confusioni di città dominate da rumore e banalità;
vedere cielo è bearsi di qualcosa che sembra non risentire delle tracce del tempo che degrada, invecchia: al contrario nel colore assente di un infinito a portata di occhio perdere le connotazioni della propria umanità, della propria fatica ad incontrare se stessi e gli altri.

Vedere solo cielo è sollevarsi dalle miserie, le angosce, le privazioni e in tutto solo scorgere l'espressione della volontà di Dio, "cielo" che vive sopra la terra, la circonda, la domina, perché riesce a darle un senso.

Nel Giovedì della dipartita dello zio, Ciro Cianni essenzializza la vita religiosa, nell'attimo che segue il passaggio dalla vita nel mondo della morte: l'inseguire il richiamo di Dio riesce a sollevare dall'angoscia il passo dell'uomo in un abbraccio teso oltre il cielo, capace di saziarlo completamente e profondamente.

Campane "Il cielo mescola | colori | per il mattino": continua questo intravedere nel cielo l'autore della vita e nella vita di un Sacerdote, al quale richiama la campana, è ancora più intenso l'intervento del cielo nel dare i "veri" colori agli avvenimenti della vita. Dio non è fuori ma è dentro l'uomo, ne accudisce il passo quotidiano: il dolore come la gioia sono assenti perché lontani, qui il Poeta vuole solo sentire la vicinanza del Padre, per trovare speranza e conforto oltre le contingenze del momento. Non si argomenta su Dio, ma si vuole solo sottolineare con delicata penna la sua presenza in quel rimescolare i colori che è pagina di vita.

Fra le pagine "Il tempo | prende appunti | sull'amore". Qui si concretizza il significato del vivere: essere testimonianza dell'amore, servendosi del tempo come un "mezzo", umile servitore della insopprimibile aspirazione umana ad esprimere la parte più buona della propria natura. La vita è lo strumento per inseguire ideali alti, per lasciare la migliore impronta di sé.

Ancora sul tempo: tempo/spazio "sono stanco": qui si evince la fatica di conciliare i desideri, le ambizioni, i programmi con quanto ruota intorno; riuscire ad esprimere le proprie idee nella folla variegata può stancare chi tenta il passaggio delle piazze del mondo.

Il tempo e lo spazio non sono estensibili oltre misura: la fragilità umana si riconosce in questa dipendenza dalle due entità, che si fronteggiano e raramente il tempo copre lo spazio o lo spazio riesce a contenere il tempo. Nella diatriba c'è la stanchezza dell'uomo, che non riesce a colmare l'uno dell'altro e nell'imperfezione soffre e sente la fragilità dell'essere.

Ma l'uomo vive in amicizia nel suo ambiente : Cammino "terra sotto | i miei piedi | e cielo a volontà" : qui egli è amico del suo destino, avverte la protezione del cielo, in un ottimismo che drogando il cuore, tenta di allontanare i problemi del vivere raccolti sotto una manciata di terra e lascia che l'anima si riempia di cielo, di Dio, di Qualcuno che trasmetta voglia di stare in pace anche con se stessi.

Questo uomo ha fiducia nei propri sogni : Cambiare "i sogni | alzano | il viso | sotto la pioggia": tenersi stretti ai propri sogni quando la inattesa tempesta batte raffiche di pioggia sui muri che fiancheggiano aiole di vita, o quando ci si smarrisce sotto il temporale che disorienta e rende impraticabili le solite strade; abbracciarsi alle chimere di un sogno significa avere fiducia, avere il coraggio della speranza. L'uomo che crede in Dio ritrova la spinta a cambiare, ad alzare il volto di sogni sottomessi, nascosti, perché ritrovino i loro passi sicuri, e la forza di operare piccole grandi scelte.

In questo clima di colloquio pacato, in cui il dubbio e l'angoscia del pungolare sembrano rottami abbandonati da un animo ormai sollevato dall'usuale percorso esistenziale, il poeta chiede
Colorando " …. Ma le finestre | del paradiso | hanno le tende?"

In questa domanda che nasconde nella sua ingenuità il volo sui lidi del cielo, dove è vita scorazzare in libertà e amore del bello, in questo interrogarsi che lascia smembrare i problemi del quotidiano, senti a portata di mano la pace del cuore, un carezzare certezze oltre i propri meriti, nella consapevolezza dell'amore immenso di Dio che a tutti darà onore di Paradiso, perché tutti amati suoi figli.

E' ripetuto il desiderio di dare al cielo un colore diverso da quello atmosferico: forse un proiettare il colore delle passioni.
Affresco "…tu | di che colore | faresti il cielo?"
Arcobaleno "mi passeresti | il rosso?"

Ma questo intervenire nel paesaggio, anche per appropriarsi di un colore, esprime la convinzione che l'uomo è il centro, è il figlio di Dio e può intervenire come vuole nel tentativo di fare proprio il mondo, bastante il pennello di un poeta per riappropriarsi delle sfumature e tinteggiare come sente il proprio cuore.

Oggi domani " quanti | chiodi?": qui affiora il dolore della Croce, croce di ognuno, una domanda delicata che spazia immensa sull'orizzonte di ognuno; quanti chiodi devo numerare per arrivare a domani? Una domanda che se trovasse la sua risposta avrebbe trovato tutte le risposte del vivere.

Quanti chiodi? Si ripete dentro, ritornello della musica d'ogni giorno, si rigira nei ritmi del quotidiano e sembra scheggia impazzita che non trova quiete in nessuna risposta, né pace in una finta pausa che cancelli almeno per un giorno il punteruolo di un chiodo. Comunque Ciro Cianni anche in questa sua puntata di dolore, mantiene sempre il tono leggero dello sfiorare, il suo alito di vita è come vento di primavera, tiepido e delicato e la sua musica è quella meravigliosa di Respighi "fontane di Roma" in cui sembra cessare ogni attacco di male.

Recensione
Literary © 1997-2022 - Issn 1971-9175 - Libraria Padovana Editrice - P.I. IT02493400283 - Privacy - Cookie - Gerenza