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Attraverso un tessuto metaforico fortemente impressivo Angelo Di Mario costruisce un continuum poetico denso di contenuti (interrogativi esistenziali, impotenza, speranza) ove le tracce immaginifiche suggerite con esasperate soluzioni –assonanze, omoteleuti, paronomasie… – si compenetrano in suadente alchimia. E’ un poetare serrato, senza pause nel divenire di genuine tensioni che apre ad incontrollabili echi, anzi fa della vibrazione semantica materia di ricerca nei molteplici addentellati culturali; più disgregante ne I giorni, maggiormente equilibrata nelle sezioni Infinito e 1982.

Si può in sostanza parlare di uno “stream of recollectios” prendendo a prestito un termine di Alfredo Rizzardi, ovviamente in una dimensione limitata dall’architettura complessiva del poemetto strutturata in massima misura sugli aspetti fonematici ma in cui intatta permane la forza d’urto delle sensazioni agitanti il Di Mario, quegli stessi accenti dinamici leggibili nelle sue opere scultoree. Un’arte sofferta, dall’essenzialità cercata attraverso la multiforme gamma del significante di cui costituisce pacata denuncia e, al contempo, inebriante esaltazione. Arte della parola svelata, contorta, riplasmata: arte dell’emozione deflagrata entro impossibili mosaici verbali (“our emotions | are only ‘incidents’ | In the effort to keep day and night togheter” – “le nostre emozioni | sono solo ‘incidenti’ | nello sforzo di tener uniti giorno e notte” scrisse T. S. Eliot in una celebre composizione).

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