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Domenico Cara: gli aforismi sottili come filo di baco

Ilbacodaseta – NellaragnateladiDomenicoCara edito dalle Edizioni milanesi del Punto più Alto, è un recentissimo saggio di Claudia Manuela Turco sull’opera poetica ed aforistica di Domenico Cara. L’Autrice friulana ha tracciato un ritratto dell’opera dello scrittore calabrese, che vive a Milano da innumerevoli anni ed è autore di un sostanziale blocco di libri in versi, in aforismi, di saggistica letteraria ed arte. L’intensa attività, attraverso “la metafora del baco da seta” riattiva le ricerche e le qualità della sua scrittura, che ormai conta diverse monografie, insieme alla bibliografia, ormai estesa in più voci e nel clima di un alquanto cospicuo numero di anni impegnati. Claudia Manuela Turco documenta sensibilmente il lavoro di Cara, sbirciando in ogni dove della sua opera; scava fino in fondo la materia di una dedizione assoluta alla letteratura e alla cultura tout-court, che è tra le più efficaci del contesto culturale italiano, fra il Secondo Novecento e i primi sei anni del Millennio presente. L’esperienza della giovane studiosa avviluppa e sviluppa – in una quasi ossessiva attenzione – l’intreccio delle scritture e delle diverse desolazioni esistenziali scoperte nelle pagine esplorate, nel percorso delle sue letture e approfondimenti, di persuasiva lettrice.

Nella serie di riflessioni, di istanze poetiche, nel medesimo dramma che comunque coinvolge le interrogazioni di uno scrittore contemporaneo, Claudia Manuela Turco ha inoltre imposto una metodologia tutta propria d’indagine (non sinuosa, né distante da una modernità espressiva che comunque aiuta a capire meglio le specificità di questo autore, dinanzi al vissuto, al resoconto mediativo tra effetto linguistico e filosofia dell’immaginazione). La discorsività racconta la circostanza dei frammenti che decidono l’aspetto acuto di Cara, e quello magmatico di certe verità rintracciate nel profilo dei nuovi modelli di intervento mediativo, dove si portano avanti la suggestione d’un progetto ma superficiale o gradevole di lavoro espressivo, e puntualmente certe seduzioni dell’intelligenza scritta come tentativo di misurarsi con eventi interlocutori perturbanti, non sbiaditi o squallidi, e spesso insidiosamente viziati da comicità da strapazzo (per quanto riguarda il frammento e la prosa breve); di schemi strofici non liristici, e piuttosto sottratti ad essi per rigenerare una poesia fissata (e mobile) anzi strappata al mondo tragico attuale, oltre le generiche formule delle minimalistiche e impure narrazioni mal disegnate. Alla complessità testuale si aggiunge, in più fasi di opere scritte tra gli Anni Cinquanta e via via nel Dopo, una navigazione armoniosa di parole, di accadimenti mentali, fecondi, non fittizi, che la studiosa sorprende nella particolare dedizione a Domenico Cara, e aumenta le indicazioni e le istanze di uno scrittore esigente più che mai. Nel suo stesso dominio sapienziale la fierezza collabora agli esiti della Turco, così come gli scrupoli di assecondare l’opera, riproducendo veemenze esatte di alimentazione del sogno poetico.

L’unità del senso elaborativo è anche un taglio che costruisce la struttura e l’ordine opportuno nel sollecitare senza dilemmi l’interesse per uno scrittore, che consegna al lettore (comunque riassunta) una lunga lezione d’impegno e ormai di maturità, che ci auguriamo non sia abbandonata o posta ai margini e poco familiare a lettori, che – comunque – non cercano che amenità o facili riti, affondati da tanta superficialità e privi di prospettiva. Sandro Gros-Pietro è il prefatore del testo, ed egli stesso firma l’appassionata peculiarità critica.
Recensione
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