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Palermo, 18 gennaio1984

Caro Professore,

Le sono vivamente grato del bel dono che, così cortesemente, mi ha voluto fare inviandomi “L’album personale” e la silloge di liriche “Il deserto e il cactus” di cui mi è grato rallegrarmi e per cui augurarLe ogni successo. Ho potuto dare una veloce occhiata alla raccolta, rapsodicamente, ma bastevole a farmi apprezzare le originali doti liriche, lievitanti nelle Sue poesie, la cui intrinseca sostanza si connota nella “dolcezza della malinconia”. Una nota, questa, che mi pare trascorra in tutta la raccolta risolventesi nella soavità e musicalità del verso. Il motivo esistenziale fondamentale, l’ansia d’eterno, trascende la quotidianità e la temporalità, e, tuttavia, questa poesia è tutta radicata nella storia e nella contemporaneità: di qui la sua tensione umana e civile, come nella splendida “Terra di Sicilia”, ch’è una delle liriche più belle che, in questi ultimi tempi, siano state scritte sulla nostra Isola. Ma, quante altre si fermano nella memoria, quali “Miraggio”, “Sud”, “Mi guarda il vecchio fico” … Dal deserto, la speranza: bellissimo significante!

Ma, leggerò con più serenità (sono in partenza).

Grazie ancora, congratulazioni e cordiali saluti con auguri di buon lavoro e di bene.

Suo Giorgio Santangelo

Direttore dell’Istituto di Letteratura Italiana
dell’ Università degli Studi di Palermo
Facoltà di Lettere e Filosofia

Recensione
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