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La raccolta di liriche del Nigro, alla prima pubblicazione, ha due parti: “I segni del tempo” – Il deserto e il cactus, divisione esclusivamente temporale. L’unità del discorso poetico è dettata dalle origini del Nigro, siciliano di Avola, legatissimo alla sua terra, i cui paesaggi dipinge con tratti assolati e amari, consapevole della bellezza, dei colori, della povertà di essa. Il poeta è malinconico e triste. Anche l’amore … dirti vorrei / con la voce della mia terra / arsa di sole … Il canto è reso con un tormento di vita che attende lacrime di stelle, speranze per un’esistenza alla ricerca della propria verità tra poesia e memoria e radici.

Il deserto è così la solitudine e il suo fiore di cactus, solo capace di crescere con poca acqua. E’ qui poesia, espressa con semplicità che non è assenza di profondità, ma scelta aderente alla propria sensibilità.

Recensione
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