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Se Lorenzo – protagonista del romanzo – fosse nato altrove e in un altro tempo storico, In un tempo andato con biglietto di ritorno non sarebbe stato la stessa cosa. Questo perché il vero grande protagonista dell’opera è il tempo: gli anni ’70, in particolare uno scorcio calante, ricco di fini e nuovi inizi, quell’arco che va tra il 1978 e il 1980. E un luogo: Roma. Enrico Pietrangeli ha avuto un grande merito: quello di aver fotografato con efficacia un periodo storico tra i più intensi della storia d’Italia. Un’epoca di piombo, di lotta e di stragi, di arancione e di incensi, di nascente tossicodipendenza e musica camaleontica – dagli ultimi fuochi del pop all’incalzante disco-music –, di fughe su furgoni colorati e di autostop, di grandi raduni e di disperate solitudini. E’ un romanzo di formazione: quella del giovane Lorenzo, genitori separati, ideali e passioni frementi, sete di conoscenza ed esperienza in una cornice storico-sociale di grandi mutamenti. L’autore con un linguaggio semplice e diretto scava a fondo nel travaglio di una generazione e così rende partecipe il lettore, facendogli scoprire abitudini e pensieri che oggi sembrano lontani chissà quanto ma che in realtà sono proprio dietro l’angolo, poco più di vent’anni fa. E’ che i tempi odierni corrono velocemente e i nostri anni ’70 – anni "nati dal fracasso", ricordava un altro Pietrangeli, quel Paolo simbolo anch’egli di un’epoca che non c’è più – pur avendo portato grandi cambiamenti di costume, sono oggi un ricordo per lo più negativo. Un libro come questo restituisce invece la vitalità palpitante e l'intensità di quegli anni: contradditori sì, ma vissuti.

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