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Enrico Pietrangeli, autore della raccolta di poesie Di amore, di morte pubblicata in versione cartacea (Teseo editore 2000) ed in elettronica (Kult Virtual Press 2002) è redattore di Controluce e dell’Osservatorio Letterario, oltre a gestire il sito “Poesia, scrittura e immagine”: www.diamoredimorte.too.it. Ha pubblicato la prima edizione del suo romanzo d’esordio In un tempo andato con biglietto di ritorno nel 2005 con Proposte Editoriali ed ora è la volta della seconda edizione. Il romanzo è diviso al suo interno tramite una partizione ideale: i capitoli che seguono “il biglietto d’andata” e quelli sotto la pagina in bianco e nero che contiene la scritta “biglietto di ritorno”. Insolita suddivisione, ottenuta da un’immagine in bianco e nero, appunto, sagoma di un uomo seduto coinvolto in una conversazione telefonica. Ripartizione oltretutto volutamente asimmetrica dell’intero corpus del libro che lo rappresenta a livello altamente simbolico.

L’autore vuole ribadire i due concetti portanti del testo: “il viaggio/andare/lasciarsi attraversare dagli eventi e dall’anima della vita” e il ritorno “il dunque/ la somma del vissuto a livello cosciente/ l’arrivo/ il frutto di un’esperienza maturata”. Una vita vissuta che chiude il suo circolo “eppur si riapre continuamente alla vita”, inconsapevolmente travolta dal fascino delle emozioni e dalla loro potenza ingovernabile. Il protagonista della storia è Lorenzo, un figlio del suo tempo (gli anni ’70), che viene rappresentato dall’autore in tutti i propri conflitti interiori e nelle sue possibilità-impossibilità di rapportarsi al reale e condurre la propria vita da vero attore-interprete dei suoi stati “del suo sentire”. I personaggi rappresentati sono studenti poco più che adolescenti che percorrono la propria strada tra sentimenti di individualismo e disperato bisogno di socializzazione. Fondamentale strumento per far vibrare la propria anima è la musica, con il suo enorme repertorio di storie raccontate in frammenti di parole spesso convulse e sovraeccitate.

La musica che domina inevitabilmente l’anima dei giovani e delle “persone perennemente accese” alla vita, continuamente desiderose di arricchimento e dalla ricerca del “senso” interiore. Impossibile non ascoltare (anche nella nostra quotidianità) il volume alto di uno stereo fuoriuscire dai vetri di una casa o da una macchina con a bordo qualche “vivace visitatore”. Tutto questo, spesso non incontra i favori dei più grandi e viene spesso definita “mancanza di rispetto”. Altri giovani spesso lasciano volare la propria fantasia danzando per casa o praticando jogging per le strade con le cuffiette del walkman divenute quasi protesi meccanica del proprio corpo. Una cosa è certa: la musica è indispensabile all’adolescenza o come si sente dire spesso: “una vita senza musica perderebbe la metà del suo fascino”.

Cosa trovano i giovani nelle canzoni? Sembra assurdo a dirsi ma: raccolgono risposte, perché spesso come afferma Masini durante i suoi concerti “Siamo fatti della stessa sostanza di cui sono fatti i sogni”. La musica in questo romanzo è una componente fondamentale (quasi un personaggio-ombra di sottofondo), entra nelle trame della costruzione come a dare cadenza o scansione agli eventi. È ritmo e montaggio alternato di stati d’animo che si rincorrono spesso anche: allucinati, spasmodici, incontrollati, alienati, sognanti o distratti. La musica per Lorenzo, Walter e i ragazzi dei collettivi studenteschi è: amore, rivoluzione, lotta ma anche delirio e scambio. Scambiarsi dischi e condividere emozioni è un tutt’uno, “la musica parla della vita al ritmo delle storie d’amore che nell’immaturità delle prime esperienze, compiutamente, mai poi d’amore parlano davvero”. Lorenzo vive la sua vita ad ondate intense e volatili al tempo stesso, ama e soffre con tonalità intense e simmetriche “un amore e morte che si somigliano” tra le prime avventure inserite nella cornice di una Roma delineata e sbiadita come in dei ricordi. Accenni continui nel testo a luoghi-icona come: Piazza di Spagna, Trastevere, il mercatino di via Sannio etc.. come a descrivere “un percorso”, Lorenzo ne viene assorbito con una nota di poesia: “Lorenzo è uno di noi, Lorenzo diviene familiare e vicino”. Talmente vicino che sembra raccontare una storia di un ragazzo del nostro quartiere, di un amico. Sua madre è quella che strilla durante le sue consuete conversazioni telefoniche pomeridiane con gli amici, il via-vai delle ragazze conquistate rappresentano il suo status nel branco degli amici, la disco e il pub sono contingenze e l’amicizia e l’amore sono cocenti e inattaccabili.

La droga è un motivo costante di ritrovo e condivisione, “gli spinelli” consumati tra le assemblee studentesche e i momenti di ritrovo tra amici segnano un rituale. Ma la droga estremizzata porterà via al protagonista l’unico vero amore della sua vita: Lucia. Una ragazza estrema in tutto, per questo estremamente desiderata da tutti i ragazzi, talmente persa da apparire “forte”, talmente fragile da “fare muro”. Lucia nella sua rincorsa continua verso “stati alterati di coscienza e percezione” perderà la coscienza di sé e dei propri limiti, fino a bruciare la propria vita nell’eroina ed impiccarsi nella più desolata solitudine di una prigione (fisica e spirituale). Lorenzo verrà a conoscenza dell’accaduto tramite la televisione “una scatola fredda che spesso riporta eventi di cronaca con la voce meccanica e gelata dei suoi conduttori”. Ci si abitua a questo scorrere continuo di drammi personali, “ma non Lorenzo che l’amava, non Lorenzo che dopo aver gettato la sua bottiglia di birra contro il video fuggirà via nel suo dolore… nel suo vuoto immenso”. Dopo un lungo percorso interiore Lorenzo tornerà a Roma, ritroverà i suoi amici, ritrovarsi sarà come un piccolo miracolo “le persone saranno maturate ma l’essenza che li contraddistinse nell’adolescenza mai era mutata. Inevitabilmente”. Sarà nel ritorno che Lorenzo potrà “raccontarsi” davvero ai suoi amici. “Andare” significa non conoscersi ancora, significa fare esperienza per maturare una propria coscienza. “Tornare” significa essere “uomini” in senso più ampio, significa avere un flusso di coscienza autonomo dagli altri, sapersi distaccare dal gruppo (dal branco), distaccarsi e “scegliersi” questa volta con libertà. Tramandare le proprie esperienze agli altri a quel punto è un vero e proprio “miracolo”. Significa salvarsi dalla morte, irradiare luce, o semplicemente donarsi.

Nei percorsi interiori del protagonista emerge anche “a tratti indistinti”: un irrefrenabile desiderio di rinascere e sentirsi ancora parte della stessa vita. Affascinante è il rapporto più surreale e interiore che lega Lorenzo al suo alter-ego: l’Angelo. Questo rappresenta tante immagini-simbolo: angelo-musa della sua poesia, angelo custode ai suoi richiami d’infanzia, angelo maledetto come alieno e decaduto, angelo confidente, angelo cosciente. Escamotage linguistico-letterario per consegnare nelle mani del lettore la psiche più intima del protagonista. Magistrale in questo, il tocco dell’autore che riesce a riportare fedelmente agli occhi del lettore le spinte contrastanti del pensiero umano, senza chiarirle, solo trasmettendole negli imput, come i segnali di un codice binario di un computer. “Partire” significa essere troppo giovani, “tornare e custodire” segna la maturità, dove la ricerca non può morire ma si prova il piacere disincantato ma profondo dell’appartenenza (ai ricordi, agli ambienti, alle persone).

Concludo lasciandovi alle parole-effige con cui si apre il libro (quasi rotassero a viva voce in un disco di vinile di un giradischi d’epoca) e al loro “senso” di incontrastata verità:

Vent’ anni è solitudine perversa
Vent’anni e l’avvenire ti spaventa
Vent’anni è rabbia, sete e acqua salata

Recensione
In un tempo andato con biglietto di ritorno
narrativa 
Autori
Enrico Pietrangeli
Edizione:
Kultur Virtual Press
Roma 2010

e-book

Recensione a cura di
Pubblicata su:
La Voce di tutti nr./2007
 

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