Servizi
Contatti

Eventi


"Le parole e il silenzio": interpretazioni manzoniane

È destino dei grandi – voglio dire grandissimi – scrittori mantenere un rapporto di dare e avere con le stagioni della cultura e della civiltà. Dante e Manzoni, per esempio, offrono alle generazioni umana un’altissima lezione, fatta di giudizi e illuminazioni, che sostanzia e in certo senso travalica la ragione poetica: è come una perenne sorgente – se mi è consentita la metafora lirica – che dall’alto d’una eccelsa dignità umana discende alle pianure esistenziali del lettore di buona volontà. Con moto opposto, ma non certo corrispettivo (poiché la spiritualità dei grandissimi gravita nell’eterno, come la critica che li investe gravita nel tempo) la successione delle generazioni risponde con l’entusiasmo, l’indifferenza, lo ostracismo, ed esprime giudizi critici ora protesi ad una sintonia storicistica, ora condizionati da allotrie spinte temporali.

Ma, per restare ai due grandi nominati, se il dantismo secolare ha oscillato sul piano della popolarità e dell’entusiasmo, e ha espresso variazioni esegetiche e testuali piuttosto che di giudizi di valore; per il Manzoni – sarà lo scarto tra la poesia del divino e la poesia dell’umano (ma la distinzione non è poi così semplice) -, a un secolo dalla sua morte, il bilancio è ancora problematico, nel senso che al fermo, definitivo riconoscimento della sua grandezza, in prospettive etiche ed estetiche, si contrappongono remore e riserve, senza dire che certi entusiasmi hanno sortito effetti negativi (per esempio, il manzonismo, il romanzo messo in mano a scolari imberbi senza la mediazione di docenti consapevoli etc.). E forse è anche da rilevare il tatto che il cristianesimo di Dante si è incontrato per secoli con una religiosità più pacifica e comunque sintonica; mentre il cristianesimo del Marzoni, già nativamente problematico, ha dovuto immediatamente confrontarsi con una modernità avversa, ora nella prospettiva sociale dell’anticlericalismo, ora in quella estatica dell’idealismo, ora in quella politica del marxismo. Insomma rimane aperta una statistica – chi è bravo la testi – di Manzoni sì e Manzoni no, e in ognuno dei corni disgiuntivi sono da conteggiare squilibri a disturbi vari.

Su siffatto versante problematico degli studi manzoniani si colloca il volume di Francesco di Ciaccia, La parola e il silenzio. Peste carestia ed eros nel romanzo manzoniano (Pisa, Giardini Editori, 1987).

Il di Ciaccia ripubblica in volume saggi manzoniani pubblicati tra il 1885 e il 1988, in periodici francescani: «La peste nei “Promessi Sposi”», La peste nella “Colonna infame”», «La carestia», «L’eros nei “Promessi Sposi”». I capitoli sulla peste sono notevolmente modificati rispetto alla prima edizione, a vantaggio della parte prepositiva e col sacrificio o la collocazione in nota dei brani disquisitivi; processo che si giustifica in considerazione dell’impianto decisamente polemico degli studi manzoniani del di Ciaccia, e che si precisa nell’intento di presentare, nel volume, un testo di più agile lettura, non nella rinuncia a «contraddire e a precisare», ovvero al registro polemico.

La resistenza di tale registro non è ascrivibile a discutibile pervicacia, sibbene ad una consapevole fedeltà a principi della logica, «secondo cui una posizione di pensiero non è superata se non per la posizione provata del suo contraddittorio, e la dimostrazione ha validità nella prova di falsità del proprio contraddittorio. In questa conformazione mentale, non basta quel proporre, quel dirsi che, in letteratura ed in poesia, è sufficiente e necessario. Il pensiero critico si garantisce con la negazione della contraddizione...» (p. 9). Fatto l’occhio al doppio rigo testo-note, il libro si legge con interesse e, rispetto al Manzoni, con soddisfazione. Perché bisogna ricordare che la letteratura critica relativa a un autore di così alta statura ha avuto ai nostri di manifestazioni, diciamo, disfattiste, a fronte delle quali la stagione crociana diventa una primavera, grazie anche alla nota resipiscenza, in extremis, del Croce sui valori poetici. Romanzieri e giornalisti di successo, critici politicamente impegnati e improvvisatori vari hanno offerto, all’insegna della dissacrazione, della prosopopea e dell’originalità a oltranza, interpretazioni e giudizi tanto rumorosi quanto fallaci: sicché le messe a punto del di Ciaccia, relative a proposizioni di Moravia, Arbasino, Cordero, Astaldi, Zepponi, ecc., sono le benvenute, e non per fanatismo di logica o di manzonismo, ma per rispetto della verità e dell’arte.

I due capitoli sulla peste – Promessi Sposi e Colonna infame – si legano in saggio unico per evidenti, organiche connessioni; tuttavia il primo è caratterizzato dalla presenza dei Padri Cappuccini – etica e tradizione di carità -; il secondo offre più forti conclusioni critiche, il cui nucleo fondamentale è nel concetto che la peste «è l’idea centrale della “favola”» che «assomma, conchiude, esplica e spiega (“didatticamente” attraverso il cappuccino Felice, “favolosamente” parlando) il complesso e gli elementi singoli della problematica morale del romanzo» e insomma «l’entelechia etico-religiosa della “peste” manzoniana è nei Promessi Sposi; ma lo spessore storico-scientifico è nella Colonna infame, senza del quale non si può neppure accedere alla suddetta tensione teleologia» (p. 185).

Altrettanto interessanti le pagine sulla carestia, orientate al rapporto tra la calamità economico-sociale e l’etica dei religiosi. Lo stesso dicasi per quelle sull’eros, che, passando per i comportamenti del giovane Manzoni e l’amore delle poesie giovanili, pervengono all’esame di «spunti d’amore nel romanzo» in una prospettiva critica che mi pare significata nel primo paragrafo del saggio: «il pudore manzoniano, se rivisitato nella sua specifica e individuale luce e non già giudicato con i criteri validi per altri autori, di genere erotico, svela una sua intimità umanamente sensibile e profondamente delicata nel campo dell’amore» (p. 234).
Recensione
Literary © 1997-2019 - Issn 1971-9175 - Libraria Padovana Editrice - P.I. IT02493400283 - Privacy - Gerenza