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Il presente volume risulta articolato in quattro sezioni: La peste nei «Promessi Sposi», La peste nella «Colonna Infame», La carestia, L’eros nei «Promessi Sposi». «Introduce il presente lavoro uno sguardo panoramico su quella parte degli operatori nell’assistenza che il Manzoni indica più attenti e fedeli nella cura degli appestati». Così l’autore, ed infatti il primo capitolo del libro consta in buona parte di un’indagine sulla chiesa milanese ed in particolare su quello che fu l’atteggiamento dei cappuccini, il loro adoperarsi, in rapporto proprio all’episodio della pestilenza.

È dalla sollecitudine ‘corporale’ e dall’operosità da essi manifestata in tali circostanze, sostiene l’autore, che nasce nello scrittore la fiducia e la forza per volgere quel delirio in parola, in particolare nella parola di padre Felice, nella sua predica che viene a configurarsi come la «forma antagonistica» del delirio della peste, non a caso costruita «secondo una struttura la cui atipia è in Francesco d’Assisi e, poi, nella riforma cappuccina». Diversamente avverrà per La Colonna Infame. In questo caso, si fa rilevare, saremo di fronte ad «un brano di storia in cui Dio non è qui, negando l’affermazione di Lucia, o, meglio, è qui, ma per colui che crede, non per gli operatori, non nei fatti storici». E, difatti, decisamente diverso sarà, in questo caso, il modo di porsi rispetto all’evento da parte della Chiesa e dei cappuccini, la cui azione si risolverà in un «buon volere, che operativamente resti inefficace». Da qui, poi, da una storia in cui la salvezza è diventata un problema individuale, di cui la Chiesa come società stessa risulta assente, deriva il silenzio del Manzoni. Un silenzio che «implica una richiesta non un rifiuto, da parte dell’autore, della funzione evangelizzatrice», e che, prima di farsi tale, nella riconsiderazione e nel ribaltamento finale della prospettiva ermeneutica da parte del critico, dà vita alla rappresentazione positiva della Chiesa e dei cappuccini nei Promessi Sposi: «come ultima parola, su questo argomento, della stessa Colonna Infame».

Particolare attenzione dedica infine l’autore al problema della presenza dell’eros nei Promessi Sposi. In questo caso, attraverso un’analisi più dettagliata sul testo, egli mostra le forme e i modi precipui del manifestarsi dell’impulso erotico nel romanzo manzoniano, negando il quale qualcuno ha cercato, per la verità assai goffamente, di negare anche la validità e la vitalità dell’opera. «In sintesi» dice bene l’autore «ci sembra che il pudore manzoniano, se rivisitato nella sua specifica ed individuale luce e non già giudicito con i criteri validi per altri autori, di genere erotico, svela una sua intimità umanamente sensibile e profondamente delicata nel campo dell’amore».

Recensione
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