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Nel primo capitolo (La peste nei “Promessi sposi”) è svolta una interessante ricognizione sull’operosità” e sulla “sollecitudine corporale” dei cappuccini nella Milano manzoniana appestata dal “delirio”, al quale si oppone, quale “forma antagonistica”, la predica di padre Felice. Nel secondo il critico, già noto per i suoi numerosi interventi manzoniani, rileva il tema del “silenzio” che lo scrittore mantiene nella Colonna Infame, di fronte all’analogo “silenzio” delle autorità civili e alla colpevole assenza della Chiesa istituzionale. Il terzo capitolo tratta della carestia nei Promessi sposi; il quarto e ultimo del “pudore” con cui l’autore vi ripercorre l’emergenza del tema dell’eros.

Un libro senz’altro accettabile nelle sue tesi critiche e che rivela finezza d’analisi e d’interpretazione.
Recensione
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