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Quattro capitoli sui ‘promessi’ per la Seregno “manzoniana”

Romano di nascita, ma seregnese d’adozione, Francesco Di Ciaccia ha recentemente pubblicato l’ultima sua fatica letteraria: «La parola e il silenzio» (Pisa, Giardini, pp. 282). Il libro è un saggio tra letteratura e storia, ha come argomento «peste, carestia ed eros nel romanzo manzoniano» e si qualifica sia per l’acume storico-critico che per la piacevolezza di lettura. Il volume è distinto in quattro capitoli: la peste ne «I Promessi sposi», il processo agli untori nella «Colonna Infame», la carestia e l’amore.

Secondo Di Ciaccia, la peste rappresenta, ne «I promessi sposi», l’atteggiamento positivo, cioè di sollecitudine operativa ed affettiva nei confronti dell’uomo colpito dal dolore e dalla morte, in contrasto con lo spirito cinico che, nel romanzo, è individuato per essere poi superato, e cancellato, dallo spirito di carità. In effetti, Di Ciaccia, analizzando la predica di Felice Casati rivolta ai convalescenti del Lazzaretto, sottolinea gli insegnamenti impliciti nell’azione e nella parola di questo personaggio, del quale sostiene la centralità nell’economia narrativa del «Lazzaretto manzoniano». Contestando alcune posizioni critiche e avvalendosi di documentazione dell’epoca, Di Ciaccia dimostra il disinteresse degli «inservienti» cappuccini al Lazzaretto. L’epilogo critico coinvolge il «sogno di don Rodrigo» appestato: ultima sollecitazione alla «libertà» dall’egoismo, percepita, ma non raccolta, dal signorotto stordito. Sulla base del testo manzoniano, l’autore descrive lo stato di coscienza di Rodrigo, per poi allargare l’indagine, attraverso il paragone tra il Lazzaretto e la «vigna di Renzo», ad una rappresentazione “morale” della peste.

Della «Colonna Infame», Di Ciaccia evidenzia il genere letterario a più piani: il romanzo-saggio è indagine giudiziaria, racconto morale, parabola. Nello scrivere la «Colonna Infame», il Manzoni aveva contemporaneamente la mentalità dello storico e l’animo del riformatore morale, ma soprattutto «timore e tremore». L’autore spiega perché il Manzoni sia «andato in crisi», tanto da abbandonare la strada del romanzo.

La carestia offre a Francesco Di Ciaccia lo spunto per vagliare alcune idee manzoniane sulla politica economica.

L’eros è studiato nel Manzoni uomo, è indagato nelle sue poesie giovanili ed è approfondito nel rapporto Lucia-Renzo. Di Ciaccia accenna al tipo di atteggiamento erotico del poeta, documentato nelle liriche giovanili e, in parte, confermato nel romanzo: dove l’amore è sviluppato come «sentimento», in un’attesa «discreta».
Recensione
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