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La caccia alle streghe, nata nel Medioevo, culminò nel Rinascimento protraendosi fino all'Ottocento. Imprecisabile il confine tra sante, guaritrici e streghe, l'accusa di stregoneria coinvolse in minor misura anche gli uomini, e pertanto quello che fu "l'altro olocausto" si riferisce in sostanza (si calcola nel 75%) al sesso femminile, ponendo ancora una volta il problema dell'uguaglianza, della soggezione e della discriminazione delle donne, fino ai nostri giorni.

Così ben si esprime recentemente Monica Borio: "Fu una guerra condotta dagli uomini contro le donne: mentre Leonardo dipingeva, Palestrina componeva musica, Shakespeare scriveva i suoi capolavori, le donne bruciavano sui roghi".

Da una ricerca statistica risulta che la maggiore intensità della caccia alle streghe (1530-1680) abbia raggiunto la cifra globale di 110.000 processi in Europa con 60.000 persone condannate: una dimensione che mosse Papa Giovanni Paolo II nel 2000 alla "richiesta del perdono" per i mali compiuti dalla Chiesa, riferendosi in particolare alle vittime dell'Inquisizione.

Il primo Tribunale d'Inquisizione nasce in Spagna nel 1478 (primo Inquisitore il funesto Tomas de Torquemada) con progressiva indipendenza dalla Chiesa di Roma, fino alla sua abolizione nel 1834.

A Roma l'organizzazione dell'Inquisizione si distingue con il controllo della fede e della mente fino alla costituzione del "Santo Uffizio".

Per comprendere meglio le fasi e i personaggi dei processi vengono richiamati i tre manuali inquisitoriali di Gui, di Fra' Nicolau Eyeimerich e il Malleus Maleficarum del 1487 dei teologi domenicani Sprenger e Kramer, i quali privilegiano le "donne difettose di tutte le forze tanto dell'anima quanto del corpo nella sistematica persecuzione.

Dal 1580 l'offensiva della Chiesa si rivolse invero verso le opere di autori quali Tommaso Campanella, che fu incarcerato, e Giordano Bruno, condannato al rogo.

Tra i numerosi esempi di processi per stregoneria in Europa dal 1400 in poi vien data particolare rilevanza e descrizione al caso di Giovanna d'Arco (1431) e alle successive implicazioni nazionali francesi e religiose.

Contrariamente a quanto si pensa, la maggior parte dei processi di stregoneria con relative condanne al rogo si ebbero soprattutto nell'Italia settentrionale e in Toscana con un unico importante caso a Benevento.

L'Inquisizione a Venezia è caratterizzata dal fatto che, oltre la moderazione e l'equilibrio, le condanne avvenivano sempre per eresia, soprattutto contro Ebrei e Marrani, Luterani e Anabattisti. La Serenissima manteneva un comportamento autonomo rispetto al Pontefice. Nel suo trattato sull'Inquisizione del 1613 Paolo Sarpi sostenne che il Santo Uffizio a Venezia era un'istituzione autonoma.

Un cenno storico e dedicato alle Streghe di Salem, nel Massaschusetts (1691-93), ove si condannarono apparentemente le superstizioni, ma in realtà gli abitanti, puritani, vedevano il male in ogni avvenimento contrario alla loro condizione di moralità.

In Gran Bretagna più che la tortura fu applicata la cosiddetta "prova del sangue" ad opera di abili "punzecchiatori", che con aghi sottili cercavano in vane parti del corpo un punto da cui non uscisse sangue, fino al provocare terribile dolore. Al 1944 risale il caso della Duncan condannata per magia nera: occasione che condusse nel 1951 all'abolizione della legge sulla stregoneria.

C'è dunque, in questo pur piccolo libro, un insieme di dati informativi e critici, di antica e più recente storia, tali da suscitare, in rapporto alla attuale condizione delle donne nel mondo, inquietanti ripensamenti.

Recensione
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