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Considerazioni sull'Assoluto perfetto

Quella di Ninnj è un’opera coraggiosa che lancia un messaggio forte.

Per il credente è una voce di fede che va oltre le parole e per il non credente è un invito alla ricerca introspettiva che lascia affiorare l’inconscio senza averne paura.

Si tratta di pura poesia, non solo per la ricchezza delle immagini e delle metafore, ma anche per la preziosità del linguaggio, dove ogni parola è una perla, ricercata con attenzione, con cura con amore.

È collocata lì come una pietra miliare, nulla si può aggiungere, nulla togliere e questo la dice lunga sulla capacità artistica del poeta.

L’Assoluto Perfetto è una provocazione così come lo è stato e lo è tuttora il messaggio di Cristo, ma è anche la proposta di un percorso da fare insieme a Gesù: partire dagli abissi del dolore fisico e morale per arrivare alla piena luce della gloria. Quanto più il cammino è faticoso e sofferto tanto più la felicità sarà grande.

Ho selezionato, accompagnandoli con un brevissimo commento, alcuni versi che segnano come sassolini fosforescenti questo percorso di luce.

Sento ardere l’incenso È un anticipo dell’angoscia della passione ed è anche uno spaccato dell’umanità desolata e allo sbando che era e che è ancora.

È questa l’ora della desolazione, | ortica che si consuma, al vuoto che la stinge: erbe amare | e promesse poi snidate da alibi | mercenari da baratti che ci lasciano | nell’ombra come stracci stinti

Esser(ci) Ecco l’abbandono, la solitudine e la morte
Umiliato come un reietto: | il perizoma esiguo sventola | come un urlo nel buio. | Ti fa umano oltre la ragione | del trionfo,lo smacco di ferite, | lo scialo della sconsacrazione

Il volto di Cristo. Il volto di Cristo, una speranza per l’umanità.
Come un fiore ripreso dal basso, | te ne stai immobile, | ad offrire un sobbalzo di luce alle tenebre.

Un pensiero di speranza. Dopo la morte un messaggio di speranza e la grandezza del perdono.
Non ci resta che la brezza la sera, leggera, | come una piuma, una preghiera raccolta | nel grembo, un perdono tardivo | che non meritiamo.

L’alba dell’avvento. La resurrezione espressa in pochi versi essenziali.
L’oscurità si squarcia, l’antro è vuoto, | i teli abbandonati alla nuda terra | rivelano il prodigio

La voce di tutti i silenzi. La speranza della rinascita in queste immagini poetiche
Impariamo da Te ad amare l’erba nuova, | quando sulla fronte dell’inverno | spunta la prima gemma mite | e silenziosa, | come luna persa in fondo al pozzo.

Il raccolto nelle mani di Dio. La Misericordia di Dio; nei versi riecheggiano le parole di Manfredi: Orribil furon li peccati miei | Ma la bontà divina ha sì gran braccia  | Che prende ciò che si rivolge a lei (Purg III 121-123).
Dai labirinti cupi, ne coglie | il grido insonne, la recrudescenza | di un male che tutto inghiotte. | Eppure, splende sempre l’Amore, | fra le tue braccia immense, | ne cerchiamo l’estatico abbandono

L’avvento è mitezza. Il mattino del mondo contiene l’essenza di tutta l’opera.
S’apre ad ogni possibile germoglio | il mattino del mondo, arde | nella bellezza di una luce sommessa | che fori le nebbie fitte dello straordinario: | il perfetto assoluto è nel cuore di Cristo, | nell’inviolabilità della Sua missione.

Come un grido insonne. Commovente è la tenerezza di Dio per le piccole cose: dal filo d’erba al primo dentino dell’infante.
Dio si curva sullo stelo dolente | sulla foglia secca, sul polline leggero, | per riapparire sul morbido tappeto | d’erbe o nel chicco di un sorriso.

Per le Tue sole spalle Gesù appare fragile e indifeso, ma proprio per la sua umana fragilità è immensamente grande.
Con sandali bucati, rovi e ortiche | sei salito lassù, in cima al Golgota. | Un lumicino in mezzo al maestrale.

Per le Tue sole spalle La bellissima immagine finale: il sogno che muore in una lacrima negli occhi innocenti di un bambino.
Eri lì: le mani alzate in abbandono, | mentre il sogno Ti moriva  | tra le ciglia.

Un fremito che disserra i narcisi Può capitare a chiunque di perdersi nella selva oscura, ma la poesia è strumento di salvezza, porta alla catarsi ed in questo senso diventa preghiera.
Sull’orlo del silenzio cresce | lo stesso dolore, vi rosseggia | come una farfalla immolata | un verso che ha il respiro | profondo di ogni desiderio.

Recensione
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