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Lo specchio in mano è un po' più di una plaquette e non ancora un
grosso libro di poesie, che Gabriella Villani pubblica dopo la sua prima
raccolta del 2004, L'abbraccio dei colori. Sono 43 liriche, in genere
contenute, alcune rapide come illuminazioni istantanee, che si sviluppano su
versi il più delle volte brevi, ma con una presenza non estemporanea di novenari
e decasillabi (rarissimi gli endecasillabi cui sembrano essere preferiti i versi
ipermetri). La punteggiatura è abolita, quasi per un residuo di sperimentazione
espressiva.
Sono
poesie d'amore nel senso che esprimono l'amore per tutto ciò che cade sotto lo
sguardo della poetessa: persone, paesaggi, cose. L'amore costituisce in un caso
anche l'incipit: "Amore | stasera è luna piena", con il vocativo così
isolato in posizione enfatica; anche quando si dichiara il desiderio di cantare
qualcos'altro ("Non più poesie d'amore | Scrivere d'altro"), sembra quasi che la
voce non possa che ritornare ancora una volta lì ("Tutto per te"). Le figure cui
è rivolto questo delicato canto d'amore sono tratteggiate con pudore (la madre?
un uomo?) e la poesia insiste maggiormente sugli elementi che compongono un
paesaggio fatto di un'affettuosa partecipazione sentimentale: "Il vento forte di
ponente | solleva foglie | petali | polvere | piega arbusti | che cresceranno
curvati" oppure "E un viaggio lungo | tra mirti e ginepri | plumbago azzurro e
bougainvillea | lentischio e corbezzoli" ("Alla ricerca di Cala Coraffina"). Il
senso più sperimentato in queste poesie è la vista e i versi sono pieni di
colori brillanti, un po' come quelli delle illustrazioni che accompagnano il
libretto e di cui è autrice la stessa Villani. La quale sembra ancora credere a
una funzione conoscitiva della poesia, se non della realtà esterna, almeno del
proprio io: "Lo specchio in mano | per vedere riflesso | oltre il mio viso |
dentro l'anima | chiedere se la sofferenza | è servita | a rendere la vita
felice per lunghi attimi".
Le liriche sono accompagnate da una lettera di Elvio Guagnini a Oddone Longo
e dalla risposta di quest'ultimo. Uno scambio epistolare minimo, ma che ha la
doppia funzione di indicare una chiave interpretativa dell'opera della Villani
(la prima lettera è, in una certa misura, una Post-fazione sui generis) e di
interrogarsi sul senso della poesia oggi. Guagnini si chieda cosa distingua la
vera poesia dalle composizioni dei "versificatori" che affliggerebbero il nostro
tempo e invita a saggiare la validità di una poesia vera con la lettura ad alta
voce. I versi della Villani per Guagnini superano la prova e appaiono nel loro
nitore apparentemente semplice, ma frutto di un lento lavoro di meditazione. La
risposta di Longo, più breve, accoglie volentieri il suggerimento della poesia
come "lettura", anche interiore, affinché il lettore si appropri di quella
musica di cui la poesia è fatta.
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Recensione |
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Lo specchio in mano
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poesia
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| Autori |
| • | Gabriella Villani |
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Edizione:
Cleup Editore
Padova 2008 |
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| Con due lettere: "Caro Oddone" di Elvio Guagnini e "Caro Elvio" di Oddone Longo. Copertina e illustrazioni dell’autore - pp. 68 |
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| Recensione a cura di |
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Pubblicata su:
Padova e il suo territorio nr.140/2009
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